Dibu Martínez, il portiere politicamente scorretto che ha stregato la Juventus: tutto sull'argentino
I bianconeri hanno deciso di dare una svolta di personalità estrema alla propria porta, andando decisi sul vulcanico numero uno dell'Albiceleste
di Umberto Porreca© Getty Images
Cosa viene in mente pensando a Emiliano "El Dibu" Martínez? Due immagini iconiche: una è quella qui in alto. Dopo aver effettuato quella che è a ben pensare la più importante parata della storia del calcio (d'altronde chi altro mai ha parato il tiro della vittoria avversaria al 121' sul 3-3 di una finale del Mondiale? Nessuno, a parte lui), aver parato un rigore a Coman nella serie decisiva ed essersi laureato Campione del mondo, riceve il premio di Miglior portiere del torneo e nella sua testa scatta l'idea di regalare all'album dei Mondiali una istantanea eterna, un gesto dissacrante mai visto prima di fianco alla Coppa più sacra del mondo del calcio.
"Il talento non basta. È un gioco mentale."
El Dibu, parafrasando, ha detto circa questo in una intervista rilasciata nel 2021. La sua carriera è sempre stata contraddistinta dai Mind Games, tutti quei trucchi psicologici per cui vanno matti gli americani in Nba, ma che vengono visti ancora male nel calcio, ritenuti scorretti, poco adatti a un contesto elegante come il rettangolo verde. L'abilità del portiere argentino nell'entrare nella testa dei suoi avversari ha del sovrannaturale: ha strutturato un repertorio personale sconfinato di azioni stuzzicanti, piccoli disturbi, sguardi, gesti e frasi che riescono quasi sempre a mettere il tarlo del dubbio nei suoi avversari. Quasi, dicevamo: Mbappé, per esempio, non ci è mai caduto. Nella finale del Mondiale 2022 gli ha segnato tre gol, di cui due rigori e una magia sottoforma di giocata. Ma per Emiliano Martínez questo non è un problema, perché esiste un solo Mbappé.
Il portiere oltre le provocazioni
Sarebbe ingeneroso, però, limitare l'argentino a queste questioni, perché se la Juventus lo vuole è anche per un altro motivo: perché Martínez è un portiere fortissimo. Salito alle luci della ribalta ormai da giocatore maturo, è un estremo difensore modernissimo, abile con i piedi e dotato di riflessi clamorosi, specialmente nelle parate ravvicinate, quelle in cui il tempo di reazione a disposizione è quasi negativo. Nato il 2-9-1992, andrà a compiere 34 anni nel corso della stagione 2026-27, ma è fisicamente integro ed è a caccia di una big in cui sfoderare tutto il proprio talento. Per ora, a parte l'Argentina, non ha mai giocato in una piazza leggendaria come la Juventus. Si, è stato a lungo di proprietà dell'Arsenal, che però non ci ha mai realmente puntato nonostante abbia avuto il controllo del suo cartellino per quasi 9 anni. Con i Gunners appena 38 partite, più una immane sequela di prestiti in giro: Oxford, Sheffield, Rotherham, Wolverhampton, Getafe e Reading. Prima dell'approdo, a 28 anni, all'Aston Villa.
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Qui il calcio ripaga Emiliano improvvisamente di tutte le fatiche, il girovagare e il non trovare un proprio posto nel mondo: nel 2021 diventa titolare inamovibile dell'Argentina, vince due Copa America, un Mondiale, è uno degli ingranaggi fondamentali costruiti da Lionel Scaloni attorno alla stella accecante di Lionel Messi. Emiliano addirittura salva Messi, salva l'Argentina, strappando letteralmente la Coppa del mondo dalle mani di Kolo Muani. E proprio per questo, probabilmente, la Juventus lo brama: conosce la pressione, conosce il peso della leggenda, conosce la fatica e sono tutte cose che non gli fanno, e non gli hanno mai fatto, paura. Il suo soprannome Dibu per esteso, d'altronde, è "El Dibujo" cioè "Il disegno": e in che colore si disegna una bella storia, di quelle con il lieto fine? Ovviamente, in bianco e nero.