La nona di Kimi: il film del GP di Austin
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Ancora pochi giorni, poche ore, e poi anche l'Italia potrà festeggiare un suo pilota campione del mondo di F1. Salvo clamorosi colpi di scena, Andrea Kimi Antonelli scriverà una pagina di storia domenica in Messico. Nonostante la scaramanzia del pilota bolognese, tutto è pronto per la festa e anche Toto Wolff, uno solitamente molto abbottonato, si lascia andare. Un'impresa in cui la Mercedes ha creduto, e investito, fin da quando AKA12 era un bambino. "Orgoglioso? Moltissimo. Però non è merito mio, ma di tutta la squadra e del nostro reparto giovanile che lo ha scoperto quando aveva undici anni e poi lo ha seguito in tutto il suo percorso di crescita e affermazione. Ho letto un’intervista a Piero Ferrari in cui diceva che il suo talento gli ricorda Niki Lauda e penso che la gente pensi al fatto che questo talento, quello che vediamo, è il risultato di molti anni di sviluppo, molti anni di sacrifici, di integrazione nella squadra, di collaborazione con gli ingegneri, di dieci o più milioni di euro spesi per lo sviluppo della sua carriera, delle sue capacità e del suo carattere e dell’impegno che ci ha messo, insieme al lavoro enorme che hanno fatto i suoi genitori. E non è semplicemente una cosa capitata così, dal niente", ha detto il team principal austriaco alla Gazzetta.
Il 2025, positivo all'inizio e alla fine, ma molto sotto le aspettative nella fase centrale del campionato, è stato di insegnamento. "Ci sono state molte persone che l’anno scorso, dopo nove gare consecutive in cui Kimi non è andato a punti, dicevano che non avrebbe dovuto essere alla Mercedes. Persone che fanno parte di altre scuderie che dicevano che non avrebbe nemmeno dovuto essere in Formula 1. Per lui non è stato facile: a Spa, dopo l’ennesima gara difficile, ha pianto e le sue lacrime sono state lo specchio di quel momento difficile. Ora però, vederlo guidare così, rende tutto estremamente soddisfacente: vedere cosa è in grado di fare e come sta lavorando con la squadra è la nostra vera vittoria", ha aggiunto.
L'ultima vittoria, quella di Austin, ha un significato particolare, più della prima in Cina o quella strepitosa di Monza: "Penso che quella in Texas sia stata la gara migliore che Kimi abbia corso fino a questo momento in Formula 1. Partire con una mescola inferiore rispetto a chi scattava dietro di lui, riuscire a restare davanti e poi gestirla in quel modo è stato incredibile da vedere. È stata la gara di un campione che non è ancora campione, ma che è già eccezionale".
Track limits a parte… "Devo dire che l’unico track limits di Austin non è neanche stato colpa sua, quindi sono felice che sia stato più attento dopo la strigliata di Singapore. Però, ad essere sincero, nelle ultime gare prima degli Stati Uniti la macchina, con gli aggiornamenti, era molto più difficile da guidare e gestirla al meglio non era semplice".
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