Anche Lewis Hamilton ha un cuore

Vince Bottas, il britannico non si accanisce: l'armonia del team è preservata

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E' un signore o è un peccato? Hamilton che alla fine molla il colpo, non si accanisce, fa vedere solo una volta la pinna dello squalo - a 5 dalla fine, dopo l'unica imperfezione di Bottas - è un bene o un male per la propria immagine? Ma, diavolo: un bene! Perchè anche lui, sotto sotto, ha un cuore: non pensa solo a vincere, a sgretolare almanacchi, ad accumulare record e verdoni. Ha l'anima per far autografare la domenica all'altro, il Calimero del box che per una volta può fare il numero 1.

Bene, bravo. Ma se invece fosse il contrario? Se i tifosi, gli hamiltoniani puri, lo volessero sempre a palla, cannibale e meravigliosamente insensibile? Bè se così fosse, sarebbero tutti delusi per un mesto secondo posto. Non un attacco, nessuna azzannata, niente. Dati a Bottas tutti i meriti del caso, pensiamo che a decidere sia sempre Lewis. Che se Lewis avesse voluto, si sarebbe buttato nella mischia e nel corpo a corpo avrebbe sicuramente vinto lui. Tutto sommato, bene così. Non ci sarebbe stata la parata Mercedes finale, i tondi, l'armonia sotto la tribuna degli sceicchi. Bene così: sarebbe stato un finale sgradevole, un eccesso di egocentrismo, una nota stonata. Bottas è felice per aver vinto, contento di continuare dalla prossima a fare il secondo. Hamilton ha iniziato a pensare al party del post gara un po' prima, quando la gara aveva ancora qualche giro da snocciolare. Si chiude qui. Con un gran premio di una noia mortale. Di Ferrari parliamo altrove. (Noi avremmo preferito un bell'attaco finale del campione del mondo e un Bottas che scende e lo mena, ma non si può certo scrivere). Aloa.

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