F1, Verstappen minaccia il ritiro: "Se le regole sono queste, per me continuare non è sostenibile"
Dura presa di posizione del quattro volte campione del mondo dopo l'ipotesi di rinviare al 2028 la ripartizione 60:40 tra termico ed elettrico
Il paddock della Formula 1 è una polveriera e al centro della tempesta c'è Max Verstappen. Il pilota della Red Bull, critico fin da inizio stagione sui nuovi regolamenti tecnici, ha tracciato una linea netta e invalicabile sul proprio futuro minacciando apertamente il ritiro se la Federazione Internazionale dovesse rinviare al 2028 le attese modifiche regolamentari sulle power unit. La frustrazione dell'olandese quattro volte campione del mondo è scoppiata nel weekend del Gran Premio del Canada, quando dopo il sesto posto in qualifica Verstappen si è sfogato duramente contro una Formula 1 ormai ridotta, a suo dire, a una mera gestione della parte elettrica, tra "lift and coast" e batterie da ricaricare, a scapito della guida al limite e dello spirito più puro del motorsport.
Da cosa nasce tutto: la spaccatura politica sul 60:40
Il fulcro della discussione riguarda la prossima generazione di motori, prevista per il 2027. Il piano originario della FIA, annunciato lo scorso 8 maggio, prevedeva infatti di modificare l'attuale e criticata ripartizione energetica (oggi fissa sul 50:50 tra parte endotermica ed elettrica), portando il rapporto a un 60:40 a favore del motore a combustione. Quella che però sembrava solo una formalità da approvare al Consiglio Mondiale del Motorsport si è poi trasformata in una vera e propria guerra politica che ha spaccato il paddock: a favore: da una parte Ferrari, Honda e Audi contrarie all’approvazione di questa modifica, dall’altra Mercedes e Red Bull a favore.
I motivi del "no" risiedono nei costi extra per riprogettare le attuali power unit (garantendo un maggior flusso di carburante), nella necessità per alcuni team di modificare il telaio per ospitare serbatoi più capienti e, soprattutto, nello sviluppo tecnologico. Un cambio di regole nel 2027 azzererebbe i vantaggi competitivi già accumulati da chi è più avanti nello sviluppo con i parametri attuali (legati anche al meccanismo ADUO) e quindi c'è il rischio concreto che la proposta slitti definitivamente al 2028.
L'ultimatum di Verstappen: "Mentalmente insostenibile" Uno scenario che ha scatenato la furia del campione olandese, che solo poche ore prima si era detto pronto a rimanere nel 2027 a patto che la FIA "mantenesse la parola data", ma che subito dopo le qualifiche è stato categorico: "Se le cose restano così, la prossima stagione sarà molto lunga e difficile, una cosa che non voglio. Posso dirvi che, mentalmente, per me non è sostenibile continuare in questo modo un altro anno. Assolutamente no." A chi gli ha domandato se a questo punto l'alternativa possa essere un anno sabbatico in attesa del 2028, il pilota ha risposto blindando ogni spiraglio: "No. Ci sono tante altre cose divertenti da fare fuori da qui".
La palla passa alla FIA
La posizione del pilota olandese riflette fedelmente la linea politica della Red Bull: "Questa è la Formula 1, è un po' un peccato - ha detto Verstappen - Noi cerchiamo di restare positivi perché lavoriamo per ottenere questi cambiamenti. Ovviamente chi ha un piccolo vantaggio cercherà di rendere le cose difficili agli altri, ma se la FIA e la Formula 1 saranno forti dal lato della gestione, allora dovranno semplicemente fare le modifiche". Il braccio di ferro è ormai totale.