Una crisi senza fine
La guerra in Medio Oriente è solo l'ultima frattura per un'industria che non riesce a rimettere i pezzi insieme
di Tommaso Marcoli© ansa
Quella che il mondo dell’auto sta attraversando dal 2020 è una crisi diversa dalle precedenti. Non si tratta di un semplice calo della domanda o di una recessione economica, ma di una serie di shock globali che si sono susseguiti senza sosta. La pandemia ha fermato fabbriche e concessionarie, la carenza di microchip ha rallentato la produzione, mentre guerre e tensioni commerciali hanno fatto aumentare i costi dell’energia e delle materie prime. Il risultato è una filiera che da anni fatica a tornare alla normalità.
Pandemia e crisi dei microchip
Il primo colpo arrivò con la diffusione del COVID-19. I lockdown portarono alla chiusura temporanea di numerosi stabilimenti automobilistici in Europa, Asia e America. La domanda di auto crollò e molte aziende ridussero o sospesero la produzione. Quando il mercato iniziò a riprendersi nel 2021, emerse però un nuovo problema: la carenza globale di semiconduttori. Le automobili ne utilizzano centinaia per gestire tutti i sistemi elettronici. La mancanza di questi componenti costrinse molti costruttori a rallentare o fermare le linee di assemblaggio. In molti casi i tempi di consegna per le auto nuove si allungarono fino a diversi mesi.
Guerra, energia e tensioni globali
La situazione si complicò ulteriormente nel 2022 con la guerra tra Russia e Ucraina. Il conflitto provocò un forte aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, incidendo sui costi di produzione dell’intera industria automobilistica. Anche alcune forniture industriali fondamentali subirono rallentamenti o interruzioni. A questo si sono aggiunte le tensioni commerciali internazionali, tra cui i dazi introdotti dagli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump bis del 2024, che hanno aumentato l’incertezza negli scambi globali.
Nuove tensioni
Sono almeno sei anni che il quadro geopolitico è rimasto instabile. Le nuove tensioni in Medio Oriente e il conflitto legato all’Iran delle ultime settimane - con la chiusura del vitale stretto di Hormuz - potrebbero avere severe ricadute sull'approvvigionamento di materie prime e sul prezzo di carburanti ed energia. Per il settore automobilistico globale, fortemente dipendente da queste rotte e dai mercati internazionali, la conseguenza può essere un'ulteriore crisi lunga e complessa, che - di nuovo - rischia di influenzare produzione, prezzi e strategie industriali. Una crisi senza fine, che la nostra generazione paga di tasca propria.