Quando l'Italia era imbattibile sui binari
Con l’ETR 200 le Ferrovie dello Stato dimostrarono che l’industria ferroviaria nazionale poteva competere ai massimi livelli internazionali
di Tommaso Marcoli© Ufficio Stampa
Alla fine degli anni Trenta l’Italia era tra i Paesi più avanzati nella tecnologia ferroviaria. Le Ferrovie dello Stato Italiane stavano investendo massicciamente nell’elettrificazione delle grandi direttrici e nello sviluppo di treni veloci per collegare le principali città della penisola. Il simbolo di questa stagione fu l’elettrotreno ETR 200, un convoglio innovativo per aerodinamica, comfort e prestazioni, progettato con il contributo di figure di primo piano come Gio Ponti e Giuseppe Pagano.
Il talento industriale italiano
Presentato a metà degli anni Trenta e costruito dalla Società Italiana Ernesto Breda, l’ETR 200 rappresentava un concentrato di tecnologia per l’epoca. Il convoglio utilizzava acciai speciali e una carrozzeria completamente carenata, studiata nella galleria del vento del Politecnico di Torino. Il caratteristico frontale aerodinamico, soprannominato “testa di vipera”, era pensato proprio per ridurre la resistenza dell’aria alle alte velocità. Il treno offriva anche soluzioni molto avanzate per i passeggeri, come aria condizionata, sedili reclinabili, finestrini panoramici e interni eleganti.
Il record del 1939
Il momento più celebre arrivò il 20 luglio 1939. In quella occasione l’ETR 200 stabilì uno dei record ferroviari più impressionanti del periodo. Il convoglio, guidato dal macchinista Alessandro Cervellati, percorse la tratta tra Firenze e Milano alla velocità media di 165 km/h, coprendo i 316 chilometri in appena 115 minuti. Durante il viaggio venne raggiunta anche la punta di 203 km/h nel tratto tra Pontenure e Piacenza. Per l’epoca era un risultato straordinario. A bordo del treno viaggiavano tecnici, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni che testimoniarono l’impresa, contribuendo a dare grande visibilità internazionale alle ferrovie italiane.