Strade d'Italia

Futa e Raticosa: la leggenda continua

Il rito di passaggio tra Toscana ed Emilia, dove l'asfalto della SR65 custodisce il mito della Mille Miglia e il battito del motociclismo italiano

di Tommaso Marcoli
12 Feb 2026 - 15:05
 © Foto da web

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La Futa e la Raticosa non sono semplici passi montani; sono i templi della "bella guida" appenninica. Questa striscia di asfalto che unisce Firenze a Bologna è stata per decenni il banco di prova per i collaudatori di Maranello e la palestra per generazioni di motociclisti. Salire quassù significa immergersi in un paesaggio fatto di boschi di faggi e pascoli d'alta quota, dove l'aria cambia profumo man mano che ci si allontana dalla valle.
100 km di curve
La salita inizia morbida, ma è dopo Barberino che la strada rivela il suo vero volto. Il Passo della Futa (903 m) accoglie il pilota con il suo austero Cimitero Militare Germanico, un monito di pietra che domina il paesaggio. Poi, la strada prosegue verso il Passo della Raticosa (968 m), il punto più alto e iconico. Qui la guida si fa ritmo puro: una sequenza di curve raccordate che sembrano disegnate per assecondare il movimento del veicolo. Lo Chalet Raticosa è la meta d'obbligo, un porto di montagna dove auto d'epoca e moto moderne si mescolano in un silenzioso rispetto, mentre il vento dell'Appennino pulisce l'orizzonte.
Sostanza appenninica
Oltre l'asfalto, la Futa e la Raticosa sono una questione di confine e sapori. È una terra di mezzo dove la Toscana del Mugello incontra l'Emilia generosa. La storia della Mille Miglia rivive in ogni cartello e in ogni muretto a secco, ma è nelle soste che si percepisce la vera anima del luogo. Da un lato i tortelli mugellani e la fiorentina, dall'altro le crescentine e i primi piatti bolognesi. Non è una strada per chi cerca la scorciatoia dell'autostrada; è un viaggio per chi vuole sentire il peso dello sterzo e il piacere di una scalata perfetta.