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Dati

Cresce l'auto elettrica in Europa, a suon di miliardi

Nei cinque mercati principali, le vendite di automobili a batteria sono aumentate sensibilmente. Ma i soldi spesi dagli Stati confermano le incertezze

di Tommaso Marcoli
07 Gen 2026 - 11:11
 © Getty Images

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Il 2025 è stato un anno di intensa crescita per l'automobile elettrica. Anche in Europa dove, nei cinque principali mercati del Continente, la quota circolante incrementa di diversi punti percentuale. Una transizione parallela alla volontà della politica europea di un'imposizione (già fallita) stabilita entro confini temporali precisi, prosegue il suo - seppur lento - cammino, grazie a una ripresa degli incentivi statali e a una linea di prodotto che incomincia a soddisfare le aspettative. Per facilità di utilizzo e per prezzo (basso) d'acquisto.
Bene ovunque
Le più recenti rilevazioni di mercato pubblicate a inizio 2026 da ACEA, mostrano che le immatricolazioni di BEV (Battery Electric Vehicle) sono aumentate in tutti i principali Paesi europei. Dopo il crollo del 2024, in Germania l'automobile elettrica è tornata a essere co-protagonista, con una quota di mercato che ha raggiunto il 18,1% del totale. Con oltre 560 mila unità immatricolate, il mercato tedesco si conferma il più importante in termini di volume. Ma è il Regno Unito (426 mila immatricolazioni) il nuovo punto di riferimento con una quota di mercato che ha raggiunto il 22,7% del totale, grazie a una proposta di incentivi per le flotte aziendali e a una rete di ricarica in forte espansione.
Anche l'Italia cresce
La Francia mantiene una crescita costante (310 mila immatricolazioni) per merito del "leasing sociale" che ha permesso a molte famiglie a basso reddito di accedere ad auto elettriche a prezzi convenienti. La quota di mercato si attesta ora al 19,6% del totale.  Per la prima volta, la Spagna ha quasi raggiunto l'Italia in termini di volumi assoluti (92 mila contro 94.600 unità) ma ci ha nettamente superato per quota di penetrazione: 8,8% contro il 9,6% spagnolo. Nonostante un importante +46% rispetto al 2024, l'Italia rimane il grande Paese europeo con la quota di auto elettriche circolanti più bassa in assoluto.
Ma senza gli incentivi?
La crescita dell'automobile elettrica in tutta Europa avviene per merito dell'intervento diretto degli Stati. Nei mercati di riferimento, sono stati utilizzati circa 10 miliardi di spesa pubblica per incentivare l'acquisto e la diffusione di questa specifica forma di mobilità. Dopo aver azzerato i sussidi a fine 2023 (con un crollo delle vendite), la Germania ha stanziato 3 miliardi di euro - provenienti dal Fondo per il Clima e la Trasformazione - per favorire la transizione.
Soldi, soldi, soldi
Il Governo Britannico ha investito circa 2 miliardi di euro in bonus diretti all'acquisto. L'Italia con 600 milioni di euro del PNRR si è concentrata sulla fascia di popolazione con ISEE sotto i 30.000 euro mentre la Spagna ha destinato 1,2 miliardi di euro a nuovi crediti d'imposta per l'acquisto di BEV. La Francia (in crisi di bilancio) ha ridotto il budget da 1,5 a 1 miliardo di euro e introdotto criteri severissimi basati sull'impronta di carbonio della produzione.
Mercato drogato
Il mercato dell'auto elettrica si riconferma fortemente soggetto all'erogazione di fondi pubblici. Lo dimostrano i dati: più soldi gli Stati offrono, più velocemente si acquistano automobili con la batteria. Tanto in Germania e Regno Unito, quanto in Spagna e in Italia. Se - a ogni latitudine e sotto diversi poteri d'acquisto - la penetrazione coincide con un'abbondante iniezione di Capitale, il rischio che l'elettrico non soddisfi in sé le aspettative e le esigenze di utilizzo di una gran parte di automobilisti, è un problema con cui bisognerebbe iniziare seriamente a fare i conti. 

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