PASSIONE GRANATA E... TRICOLORE 

Toro 1976, l'epopea dell'ultimo scudetto nel libro di Beppe Gandolfo

Il ricordo dell'impresa di cinquant'anni fa

di Matteo Dotto
16 Mag 2026 - 10:43
 © Foto da web

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La tragedia di Superga, la morte di Meroni. Lacrime, tante e sempre. E poi il campo: quel Toro tremendista di Gustavo Giagnoni che avrebbe meritato il titolo già nel 1972, fermato dagli scandalosi arbitraggi di Barbaresco e Toselli (entrambi friulani di Cormons): gol (regolarissimi) di Agroppi e Toschi che avrebbero fruttato due punti in più in Sampdoria-Torino 2-1 e Milan-Torino 1-0 e che avrebbero regalato lo scudetto. Invece... Juventus punti 43, Torino e Milan 42. Ecco perché l'impresa di quattro anni dopo, che si concretizza in un'assolata domenica 16 maggio, ha una valenza straordinaria. Quel Toro "all'olandese" di Gigi Radice riempie gli occhi: pressing, fuorigioco e una potenza di fuoco pazzesca: i cross pennellati di Claudio Sala, i gol spettacolari dei Gemelli (21 Pulici, capocannoniere per la terza volta in carriera; 15 Graziani). "Toro 1975-76 - Il campionato indimenticabile" è l'omaggio che un giornalista targato Mediaset dal cuore granata - Beppe Gandolfo - dedica a quell'epica impresa. In allegato con La Stampa in Piemonte ma reperibile nel resto d'Italia contattando il Servizio Arretrati Gedi.

All'epoca le squadre scendevano in campo con le magliette dall'1 all'11, le partite (8, per un torneo a 16 squadre) si giocavano tutte alla stessa ora e la vittoria valeva due punti. A nove giornate dalla fine erano ben 5 i punti di vantaggio della "solita" Juve sul Torino. Poi comincia la Primavera e succede... l'incredibile. I bianconeri perdono tre partite di fila, i granata fanno il pieno e mettono la freccia: è il sorpasso. Nel dettaglio: 21 marzo mentre il Toro supera 1-0 la Roma (Graziani) a Cesena la Juventus va in vantaggio con Damiani ma viene rimontata da una doppietta di Bertarelli; 28 marzo, derby: in casa Juve (si fa per dire: allora lo stadio si divideva sempre equamente) due autoreti (Damiani e Cuccureddu) e il gol di Bettega per il successo 2-1 dei granata derubricato poi in un 2-0 a tavolino causa petardo che colpisce il portiere granata Castellini mentre le squadre vanno al riposo; 4 aprile, a San Siro un tiro dal limite di Bertini batte Zoff per l'1-0 finale mentre al Comunale sono Graziani e Garritano (entrato al posto di Pulici) e dare il successo per 2-1 sul Milan, a segno al 90esimo su rigore con Calloni. Da quel giorno la Juventus sta sempre dietro nello sprint delle ultime sei giornate. Con il brivido finale: il 16 maggio, in quella che dovrebbe essere la festa granata-tricolore, il Toro è fermato in casa dopo 14 vittorie consecutive dal Cesena. Non basta uno splendido gol in tuffo di Pulici per conquistare i due punti perché un'autorete di Mozzini regala l'1-1 ai romagnoli. Ma a Perugia la Juve è sotto, un gol di Curi produce il quinto ko stagionale bianconero (oltre al trittico di sconfitte di cui sopra, ovviamente anche il derby d'andata...). E così visto si stampi: Torino punti 45 con miglior attacco (45 centri) e miglior difesa (solo 22 al passivo). Juventus seconda a quota 43. 

Castellini, Santin, Salvadori; Patrizio Sala, Mozzini, Caporale; Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici. Un undici da tramandare di generazione in generazione. Cui si aggiungono il secondo portiere Cazzaniga, i difensori di rincalzo Gorin, Pallavicini e Lombardo; i centrocampisti Bacchin e Roccotelli (zero presenze, ma in rosa); la punta di scorta Garritano. In panchina, Gigi Radice coadiuvato dallo storico capitano Giorgio Ferrini che scomparirà pochi mesi dopo a soli 37 anni. Perchè non c'è Toro senza lacrime, anche nei momenti più belli.