Tragedia Superga, Cairo: "Il Grande Torino simbolo di rinascita". Belotti: "Ho urlato i nomi delle vittime"

Le testimonianze del presidente e del capitano granata nello speciale "Gli Invincibili: il sogno spezzato - 70 anni di passione e orgoglio" in onda sabato 4 maggio dalle ore 21.15 su Focus

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Sono passati 70 anni dalla Tragedia di Superga e 'Focus' rende omaggio al 'Grande Torino' con una serata-evento in onda sabato 4 maggio, dalle ore 21.15. La celebrazione apre con uno speciale a cura della redazione di SportMediaset, dal titolo "Gli Invincibili: il sogno spezzato - 70 anni di passione e orgoglio", con le testimonianze, tra gli altri, del Presidente del Torino Urbano Cairo e del capitano Andrea Belotti.

"A 70 anni dalla tragedia di Superga è una responsabilità essere presidente del Torino - ha dichiarato Urbano Cairo nell'intervista alla testata sportiva diretta da Alberto Brandi - Il 'Grande Torino' è stata una squadra assolutamente inarrivabile, fatta da giocatori invincibili, che ha vinto cinque scudetti di fila e che avrebbe probabilmente continuato a vincere. Il 'Grande Torino', ai tifosi del Toro - e agli italiani che non tifavano Torino, ma apprezzavano la squadra - ha regalato un senso di rinascita. Arrivava dopo la Seconda Guerra Mondiale: persa. Era un momento positivo per l'Italia, un momento di ripartenza e di ricostruzione. Il 'Grande Torino' ha donato un senso di forza, di bellezza e di qualità incredibile. Oggi - ha concluso il presidente granata - i tempi sono molto cambiati. E cercare di essere all'altezza di qualcuno che ha fatto cose straordinarie, dà un forte senso di responsabilità".

"Essere capitano del Torino è motivo d'orgoglio, soprattutto nella giornata del 4 maggio. Descrivere quello che si prova a Superga è molto difficile, perché si crea una magia particolare - le parole di Andrea Belotti - Quando arriviamo ci sono sempre migliaia di persone e davanti alla lapide c'è posto per pochissimi. Ma la cosa che colpisce di più è il rispetto e la compostezza di tutti... il religioso silenzio. Leggere i nomi delle 31 vittime, di fronte a tutte quelle persone, è una grande emozione. La prima volta - ha concluso l'attaccante granata - è stato nel 2017, lo ricordo come se fosse ieri... e i nomi non li ho letti: li ho proprio urlati. Volevo che mi sentissero fin lassù, nel cielo".

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