STELLE NEGLI USA

Sulle orme di Beckham e Ibra: i campioni passati dalla Major League Soccer

L'ultimo in ordine di tempo potrebbe essere Javier Pastore, in uscita dalla Roma, che si aggiungerebbe a un elenco di nomi importanti sbarcati in America nel corso degli anni

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Le sirene americane che stanno provando ad ammaliare Javier Pastore, in uscita dalla Roma, hanno riacceso il dibattito sulla Major League Soccer e sulla presunta fama, non troppo positiva, di campionato di medio-basso livello dove i campioni vanno semplicemente a ‘svernare’ a fine carriera. Stando all’evoluzione del torneo, però, quella di attirare calciatori di buona fama provenienti dai campionati europei è una strategia che sta avendo, per il campionato di calcio nordamericano, un ritorno interessante, come dimostrano gli stadi sempre più pieni (almeno prima della pandemia), la maggiore attenzione del pubblico e l'appeal mediatico in continua crescita. Nonostante le leghe degli sport più tradizionali in Nordamerica (football, baseball, pallacanestro e hockey su ghiaccio) siano ancora insuperabili, è proprio grazie ad alcuni grandi nomi provenienti dai campionati europei che la Major League Soccer ha acquisito una certa solidità nel corso degli anni.

Uno dei primi obiettivi della Mls, quando si è messa ufficialmente in moto nel 1996, era quello di promuovere il calcio professionistico negli Usa proponendo un modello economico sostenibile, molto diverso dalle ‘spese pazze’ della vecchia Nasl. Nessun Chinaglia, nessun Beckenbauer, nessun Pelé, quindi: l’imperativo, al contrario di quanto fatto dai predecessori negli anni '70, era quello di avanzare a piccoli passi e soprattutto non esagerare con gli ingaggi, fissando da subito il famigerato salary cap. Nonostante il limite al monte stipendi, c’era comunque qualche calciatore piuttosto celebre nella prima storica stagione, come l’estroso portiere messicano Jorge Campos, il riccioluto colombiano Carlos Valderrama e persino tre italiani, Roberto Donadoni e Nicola Caricola, che hanno vestito la maglia dei New York Metrostars (oggi New York Red Bulls) e Giuseppe ‘Nanu’ Galderisi, che hanno fatto andata e ritorno, nel giro di due stagioni, tra New England Revolution e Tampa Bay Mutiny. A New England ha poi giocato (e iniziato ad allenare) anche un altro simbolo storico del calcio italiano, Walter Zenga, tra il 1997 e il 1999, e all’inizio degli anni 2000 altri calciatori importanti hanno concluso la carriera in America, come il pallone d’oro 1994 Hristo Stoichkov o gli ex interisti Lothar Matthäus e Youri Djorkaeff. In generale, però, l’appeal della lega pareva in forte diminuzione a inizio millennio, vista soprattutto l’impossibilità di assicurare ingaggi tali da attirare calciatori di una certa caratura.


Il cambio di rotta è avvenuto nel 2007: risale a questa stagione, infatti, la decisione della Mls di promuovere una deroga al salary cap grazie alla quale diventava possibile l’ingaggio fuori dal tetto salariale di un calciatore per squadra. Il colpo più grosso nella prima stagione lo avevano messo a segno i Los Angeles Galaxy, capaci di convincere David Beckham, in scadenza con il Real Madrid. La scelta aveva creato scalpore all’inizio: l’inglese era tutt’altro che a fine carriera (aveva 32 anni all’epoca), alcuni pensavano fosse più attratto da Hollywood che dal campo da gioco. Invece Beckham, rimasto in California fino al 2012 (con un paio di parentesi in prestito al Milan), ha lasciato grandi ricordi a Los Angeles, vincendo il titolo per due volte, nel 2011 e nel 2012, e diventando punto di riferimento principale per convincere numerosi calciatori protagonisti in Europa a trasferirsi in America. Le destinazioni preferite dei campioni provenienti dai tornei del Vecchio Continente sono Los Angeles e New York: nei Galaxy, oltre a Beckham, hanno giocato anche la leggenda del Liverpool Steven Gerrard, l'ex interista Robbie Keane e, in tempi recentissimi, Zlatan Ibrahimovic, mentre nella Grande Mela si è vista gente come Thierry Henry ai Red Bulls e Frank Lampard ai rivali cittadini del City. Da non dimenticare anche le esperienze di Freddie Ljungberg a Seattle e Chicago, Claudio Lopez a Kansas City e Denver (nei Colorado Rapids), Didier Drogba a Montreal, Bastian Schweinsteiger a Chicago, Wayne Rooney al D.C. United, squadra della capitale Washington, Kakà all'Orlando City. Attualmente sono impegnati in Mls l'ex Arsenal Carlos Vela (in forza al Los Angeles Fc) e il portoghese Nani (a Orlando). Lo stesso Beckham è rimasto in Mls come co-proprietario dell'Inter Miami, club esordiente nel 2020. E gli italiani? Anche la pattuglia azzurra, negli ultimi anni, è stata ben rappresentata: tra gli altri, Bernardo Corradi, Marco Di Vaio e Alessandro Nesta hanno vestito la maglia del Montreal Impact, Andrea Pirlo ha chiuso la sua carriera da calciatore nel New York City, Sebastian Giovinco ha praticamente fatto la storia del Toronto Fc dal 2015 al 2018, vincendo con i canadesi il titolo Mls 2017.


La stagione 2020, interrotta dopo due sole partite a causa della pandemia, è prossima a ripartire da zero con un formato totalmente diverso, un torneo con fase a gironi e successiva eliminazione diretta che si svolgerà a porte chiuse nello stesso gigantesco complesso della Disney, a Orlando, che ospiterà la Nba. Fra i calciatori delle 26 squadre partecipanti ci sarà anche un italiano, Giuseppe Rossi, tornato in campo a febbraio con la maglia del Real Salt Lake dopo l'ennesimo lungo stop per infortunio e desideroso di rilanciarsi, contro la sfortuna che lo ha perseguitato negli anni, proprio nel campionato nordamericano.

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