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Diverso approccio alla gara, diverso sviluppo ma il vero allarme è relativo alla gestione delle energie nei doppi impegni settimanali
di Enzo Palladini© Getty Images
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Se non c’è Conte in panchina, non è lo stesso Napoli. C’è poco da fare. Ormai è certificato che l’allenatore leccese è il numero uno in Italia nell’arte del condizionare totalmente i propri giocatori (e a volte anche quelli avversari). È una presenza costante nelle orecchie e dei muscoli di quelli che stanno dalla sua parte, un martello pneumatico che non dà tregua.
La differenza non sta solo nei risultati, ma anche e soprattutto nell’atteggiamento in campo. Basta confrontare la prima parte di Napoli-Parma con la prima di Inter-Napoli. A San Siro gli azzurri sono scesi in campo con la voglia di sbranare, sono andati a prendere gli avversari nella loro area. Hanno messo in chiaro subito la loro idea: siamo forti, dovete temerci. Infatti, ancora una volta hanno portato a casa un pareggio importantissimo per lo sviluppo del campionato. Di senso opposto l’inizio della partita contro il Parma. Forse non c’era bisogno di mandare avvertimenti agli emiliani, ma di sicuro era il caso di metterci un po’ di coraggio in più, al di là del gol annullato a McTominay per fuorigioco di Mazzocchi, al di là delle belle parate dell’esordiente Rinaldi sul colpo di testa di Buongiorno e sul sinistro di Hojlund che hanno caratterizzato il primo tempo.
Un po’ di Napoli “Conte-style” si è cominciato a vedere intorno all’ora di gioco, quando la panchina del Napoli ha deciso una tripla sostituzione (mossa rara quando c’è Conte in panchina), provando soprattutto ad aggiungere imprevedibilità con il rientrante David Neres. Anche questo tentativo è risultato inutile, tanto che il brasiliano, ancora pesantemente in ritardo di condizione, è stato poi sostituito da Lucca.
Nemmeno il recente mezzo passo falso al Maradona contro il Verona può essere un termine di paragone con quest’ultima uscita contro il Parma. Quel giorno i gialloblù giocarono una gara di grande coraggio, andando a infilarsi in tutti i possibili pertugi lasciati dai padroni di casa. E a un certo punto vincevano 2-0 abbastanza meritatamente. Ma proprio qui sta la differenza: contro il Verona, con Antonio Conte in panchina, il Napoli ha reagito con la rabbia e con la sua potenza atletica, raddrizzando (almeno parzialmente) il risultato fino al 2-2. Il Parma non ha avuto lo stesso coraggio, ha messo la sua intensità soprattutto nella fase difensiva, si è fatto vedere poche volte dalle parti di Milinkovic-Savic. Si è difeso, con ordine e attenzione, ma oltre lo 0-0 non sarebbe mai potuto andare.
Può capitare anche che McTominay e Hojlund vivano una giornata complicata. Quando i due stanno bene, non c’è niente da fare: si parte da 1-0 per il Napoli contro qualunque avversaria. Ma i giocatori non sono macchine, la partita di domenica sera contro l’Inter è stata dispendiosa soprattutto per i due fuoriclasse che hanno fatto la differenza. Contro il Parma, invece, spesso il centravanti danese è stato ripreso dalla panchina per aver sbagliato qualche tempo di gioco. McTominay è stato in parte arginato dalla disposizione tattica avversaria e in parte poco intraprendente nelle sue iniziative.
Se un allarme deve scattare, in casa Napoli, è se mai relativo alla gestione delle energie. Al di là della presenza o meno di Conte in panchina, la squadra ha dato segnali di stanchezza. È vero da un lato che erano passati solo tre giorni dalla supersfida contro l’Inter, ma è altrettanto vero che sta arrivando un periodo in cui il doppio impegno settimanale sarà una regola e non un’eccezione. Anche per questo, due punti in più contro il Parma avrebbero fatto comodo.