Scudetto e dintorni: sei storie di sei personaggi in cerca di autore

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A una manciata di giorni dal via del Mondiale, a quasi due mesi dalla ripresa del campionato. La Serie A ci ha salutato domenica sera con: 1) la fuga del Napoli e il suo +8 su un Milan non brillante ma concreto; 2) la risalita della Juventus (da sola al terzo posto con la striscia aperta di 6 vittorie consecutive); 3) l’aggancio dell’Inter alla Lazio e al quarto posto grazie alla prima vittoria stagionale in uno scontro diretto. L’ultima di campionato ci lascia così in eredità sei personaggi… in cerca di autore. Analizziamoli in rigoroso ordine di classifica.

IL BOMBER – Capocannoniere solitario, 9 gol in 15 giornate. Che in realtà sono 9 in 11 presenze. Che in realtà sono 9 in 905 minuti di gioco. In pratica, uno ogni 90 minuti. Victor Osimhen (come l’Italia) non farà il Mondiale. Ma si prepara a festeggiare quello che potrebbe essere il primo scudetto a tinte nigeriane. Anche Oba Martins risulta aver vinto un campionato italiano, ma era quello vinto dall’Inter in tribunale nel 2005-06.

L’INVOLUTO – Lui il Mondiale lo giocherà e spera di affiancare il più possibile il suo capitano Cristiano Ronaldo. In questo 2022 Rafa Leao è stato splendido protagonista del 19esimo scudetto e in questo campionato ha già segnato 6 gol (miglior marcatore rossonero, con una rete in più di Giroud). Ma è il trend a preoccupare: sarà l’incertezza relativa a un complicato rinnovo contrattuale, saranno appunto i pensieri “mondiali”, fatto sta che nelle ultime 7 giornate Rafa ha segnato solo due gol (il quarto, a partita già chiusa, al Monza e quello di domenica alla Fiorentina) e se ne è divorati almeno il doppio. E dagli spalti di San Siro si comincia a sentire qualche brusio dovuto più che altro all’atteggiamento in apparenza superficiale del numero 17 rossonero.

L’EPURATO – C’era una volta il condottiero Leonardo Bonucci. Capitano designato dopo l’addio di Chiellini e il passaggio alla Roma di Dybala. L’ultimo superstite della B (di Buffon) + BBC bianconera non se la passa benissimo. Nelle sei vittorie con zero gol al passivo della squadra di Allegri, Bonucci è stato in campo soltanto 222 minuti su un totale di 540. In queste 6 partite solo due volte (contro le “piccole” Empoli e Verona) è partito titolare e con la fascia di capitano al braccio. Nelle due sfide più delicate (allo Stadium contro Inter e Lazio) è rimasto poi tutto il tempo in panchina. Insomma, c’era una volta… Bonucci.

IL PIBE – Nell’ultima partita casalinga della Lazio aveva segnato al Monza il suo primo gol in Serie A (primo per un classe 2004 nel nostro campionato); domenica sera allo Stadium ha giocato per la prima volta da titolare. Senza brillare, d’accordo (ma Cancellieri al suo posto non ha fatto meglio, anzi…). Luka Romero compirà 18 anni tra tre giorni. E’ alla sua seconda stagione in biancoceleste e l’impressione è che meriti più spazio anche se Sarri non vuole “caricarlo” di troppe lodi per evitare che si monti la testa.

L’IMMORTALE – Nel cammino in campionato fin qui deficitario dell’Inter (che in classifica ha ben 4 punti in meno rispetto alla 15esima dello scorso torneo), la nota lieta fa Edin di nome e Dzeko di cognome. Lo scorso anno di questi tempi il bomber bosniaco aveva segnato un gol in più (7 contro gli attuali 6) ma servito un assist in meno (2 contro gli attuali 3) e giocato un po’ di più (984 minuti contro gli attuali 934). Insomma, è passato un anno, tra quattro mesi Dzeko di anni ne compirà 37 ma è un po’ come il vino buono: migliora invecchiando…

IL RESUSCITATO – Quei 20 minuti finali giocati contro il Torino sono stati uno spot per il calcio (e per le ambizioni future della Roma e, perché no, dell’Argentina). Insomma, Paulo Dybala è tornato la Joya, un gioiello da lucidare e proteggere. “Dybala è la nostra luce”, ha chiosato Mourinho nel post di Roma-Torino. E te credo: in 12 (spezzoni di) partite tra campionato ed Europa League, l’argentino ha segnato 7 gol e servito 2 assist. Il tutto in appena 816 minuti di classe cristallina. Chapeau.

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