Rocchi: "Nessun arbitro può fare a meno della VAR ma non è la moviola"

Il fischietto cerca di fare chiarezza: "I problemi sono la linea di intervento e la soggettività"

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Gianluca Rocchi è uno degli arbitri più importanti, in Italia e al mondo (unico fishietto tricolore a Russia 2018), questo il suo parere sulla VAR: "Non c'è arbitro che possa essere contrario: ho fatto quattro derby di Roma senza dormire tre notti, gli ultimi due invece me li sono goduti. L'approccio non cambia ma so che, se c'è la tecnologia, può ripararmi un errore. Il vero problema è la linea di intervento" le parole a Repubblica.

Rocchi spiega: "A volte intervieni troppo, altre troppo poco. Dalla cabina VAR puoi togliere o aggiungere pressione all'arbitro. Nei raduni diciamo sempre: il VAR non deve essere amico dell'arbitro, se gli vuoi bene rischi inconsciamente di non volergli far fare una figuraccia e non correggi un errore che potrebbe salvargli la partita. Ma la VAR non è la moviola: deve riparare il chiaro errore, non infilarsi in situazioni discutibili".

Al Mondiale i due ruoli, VAR e arbitro, erano definiti: "Il segreto dei buoni arbitraggi è stato anche quello: ero dubbioso ma scinderli ha funzionato". E la specifica dell'utilizzo solo in caso di "chiaro ed evidente errore"? "Non cambia niente, rafforza il concetto. Ma ciò che per me può non essere chiaro errore magari per l'allenatore o il tifoso lo è perché gli cambia la partita. È la soggettività, come per il fallo di mano: se lo stesso intervento per me è volontario e per un mio collega no, chi ha ragione? Tutti e due, o nessuno. Così chi vuol far polemica ci si inserisce facilmente".

Infine, sulla possibilità che gli arbitri spieghino le loro decisioni in tv dopo le partite: "Oggi la comunicazione è centrale, ma non tutti abbiamo spalle larghe per spiegare un errore: un giovane di fronte all'errore in tv può andare in difficoltà, va protetto".

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