NAZIONALE

La dieta, il cane e i laureati: Baldini, il ct controcorrente amato dal popolo (che ora ne chiede la conferma)

Dal cane scomparso alla dieta dei calciatori, passando agli allenamenti "da pirati" e alla crisi dei laureati: il tecnico ha ridato normalità alla maglia più pesante

di Paolo Borella
08 Giu 2026 - 12:17
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"La nazionale è del popolo". Parole che sembrano gonfie di retorica, a meno che a pronunciarle sia Silvio Baldini. Più che ad interim, è stato un ct sui generis, unico, capace di riavvicinare davvero gli azzurri alla gente, per quanto nessuno ricorderà le vittorie in amichevole su Lussemburgo e Grecia. Nei giorni in cui tra Messico, Canada e Usa parte la festa Mondiale, la ferita della terza mancata qualificazione torna a bruciare più del solito. 

Baldini l'ha curata con la sua naturalezza, con la semplicità di chi non è stato un calciatore di Serie A, ha iniziato il "percorso tortuoso" da allenatore in seconda categoria, ma allo stesso tempo ne ha viste tante e fa bene a sottolineare di non essere "uno scappato di casa". È vero, si è ritrovato sulla panchina più prestigiosa del calcio italiano, o almeno quella che un tempo lo era, solo perché guidava l'Under 21. Ma se è stato solo un traghettatore, ha vestito i panni del Caronte azzurro come meglio non poteva. Così tanto che sui social (e non solo) c'è chi spinge per la sua conferma con un ruolo definitivo, ammaliato da comunicazione e stile senza fronzoli. 

Possibilità remota, ma non per questo da escludere a prescindere. Baldini si è infilato nel vuoto di potere di una Federazione con un presidente dimissionario, ha restituito leggerezza a quella maglia diventata così pesante negli ultimi 10 anni, ma nello stesso tempo non si è mai tirato indietro nel giudicare un sistema che non gli ha mai permesso il salto tra i grandissimi. Forse anche per limiti suoi, certo, ma anche per quelle "etichette" che ti si appiccicano a causa di un episodio (il famigerato calcio nel sedere a Di Carlo in Parma-Catania del 2007, tanto per citarne uno) e che poi non si scrollano più di dosso. Nella prima conferenza ha attaccato i "lestofanti" che goverano il mondo del calcio, la scelta meno convenzionale per un allenatore federale che magari fiuta l'occasione della vita per sperare nella poltrona.

Non si è piegato alle logiche dei big delusi da Zenica, che non gli hanno mai telefonato dopo che è diventato Ct, e tra i senatori si è affidato solo a Gigio Donnarumma, unico in lacrime anche settimane dopo il fallimento di marzo, e a Pio Esposito, il vero punto di continuità tra Gattuso, gli spareggi, queste amichevoli e il futuro che verrà. Per il resto fiducia nei suoi ragazzi dell'Under 21, con cui vuole fare bene agli Europei e magari tornare anche alle Olimpiadi nel 2028. Baldini ha facilitato il loro compito: "Non abbiamo pensato all'importanza del ranking. Anzi, non abbiamo studiato gli avversari per non mettere ulteriore pressione".

Regole chiare: "Ogni mattina è obbligatorio salire sulla bilancia e pesarsi. Così ci si ricorda di essere atleti e si cura al meglio anche l'alimentazione". In campo, le bende da pirati per allenamenti mai visti, utili quanto divertenti. E in spogliatoio? "Niente smartphone, si lasciano in stanza o si danno al magazziniere. Bisogna parlare della partita e con i compagni". Una comunicazione semplice, senza nascondere nulla al pubblico e anzi cercando di coinvolgerlo senza secondi fini. Ovvio, in partite da dentro o fuori la musica cambia totalmente, ma intanto godiamoci chi ha riportato un piccolo sorriso tra le stanze di Coverciano e lanciato una nuova generazione di calciatori. 

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Chi non ha nascosto le emozioni e si è dimostrato sensibile di fronte alle telecamere anche sul piano personale: "La mia prima vittoria non la dedicherei a una persona, ma a Nebbia, il cane di mia figlia che non c'è più. Era un pastore maremmano ed eravamo molto legati a lui", spiegò commosso. ll Ct ha stupito anche allontanando il "disfattismo all'italiana" sul calcio e non solo, per quanto viviamo "in un Paese in sofferenza, dove i laureati vanno all'estero e ci sono tanti problemi...".

Prima di lui, nessun tecnico della nazionale, almeno di recente, aveva parlato di questi argomenti. Da Chiarodia a Koleosho, da Bartesaghi a Lipani, i talenti che ha lanciato gli hanno fatto il regalo che aveva chiesto: "Fate vedere che non sono uno scappato di casa, che sono qui perché il destino mi ha dato un premio". Il destino plasmato dal prossimo presidente federale, eletto tra poco più di due settimane, riporterà quasi certamente Baldini in Under 21. 

Ma se dipendesse solo dai tifosi, come dimostrano anche i risultati del sondaggio che abbiamo lanciato su SportMediaset.it, la conferma tra i grandi non sarebbe certo una follia. Ovviamente non ha il curriculum e lo status di Conte o Mancini, ma ha saputo dare spirito e appartenenza a dei ragazzi che si affacciavano per la prima volta sul palcoscenico internazionale. Tutto ciò che era mancato con chi in Bosnia doveva vincere e portarci al Mondiale. 

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