© italyphotopress | Sandro Mazzola
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Numeri e trofei in equilibrio, la differenza la fa il Pallone d'oro vinto dal capitano rossonero nel 1969. L'anno prima i due campioni fondarono, con Bulgarelli, il sindacato calciatori
di Matteo Dotto© italyphotopress | Sandro Mazzola
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È stato il dualismo per eccellenza del calcio italiano. Mazzola o Rivera, il bianco o il nero (meglio: il nerazzurro o il rossonero): hanno diviso il Belpaese pallonaro per 15 anni abbondanti, un po’ come Coppi e Bartali nel ciclismo.
Fieri avversari, mai nemici. Anzi, insieme (con il contributo di un altro grande, Giacomo Bulgarelli) fondarono nel 1968 l’Aic, il sindacato dei calciatori. E insieme hanno giocato tanto in Nazionale, ma senza quella rivalità creata ad arte da stampa e critica avrebbero potuto scrivere insieme altre epiche pagine azzurre.
Ruoli diversi, stessa grande personalità e familiarità con il gol. Sandrino Mazzola nasce centravanti: veloce e scattante come lo vuole Helenio Herrera, per poi arretrare il raggio d’azione una volta che il Mago lascia l’Inter. Gianni Rivera invece non cambia mai ruolo: sempre 10, nel vivo del gioco e a ridosso delle punte.
Mazzola ha un anno in più ma debutta in A due anni dopo, in quella stagione 1960-61 che è la prima di Rivera in rossonero dopo due campionati in grigio-Alessandria. Debutta a Torino contro la Juventus nella ripetizione di una gara di campionato sospesa qualche settimana prima. Per protesta, il presidente Angelo Moratti manda in campo la squadra De Martino di cui Mazzola è il capitano: per lui, nel 9-1 senza pietà inflitto da Sivori e compagni, subito il primo gol in A, su calcio di rigore.
Le loro carriere allo specchio sono simili per titoli vinti: 4 scudetti a 3 per Mazzola, 4 coppe Italia a zero per Rivera. E poi in campo internazionale 2 Coppe dei Campioni a testa, Mazzola vince una Coppa Intercontinentale in più (2 a 1) ma Rivera conquista anche una Coppa delle Coppe. Vincono entrambi una classifica cannonieri con lo stesso numero di gol (17) e sempre a pari merito: Mazzola nel 1965 (insieme con il fiorentino Alberto Orlando), Rivera nel 1973 (corona divisa con il torinista Paolino Pulici e il bolognese Beppe Savoldi).
È fondamentalmente il Pallone d’oro a fare la differenza in carriera: Rivera lo vince nel 1969, fresco di trionfo in Coppa dei Campioni con tre assist, dopo un secondo posto alle spalle di Jascin nel 1963 (anno del primo eurosuccesso milanista). Mazzola - “oscurato” da Suarez e Facchetti ai tempi della Grande Inter - raggiunge solo una volta il podio, nel 1971, dietro a Cruyff e davanti a Best.
Ma è in azzurro che il dualismo prende corpo ed esplode toccando il picco al Mundial messicano del 1970. Anche in Nazionale i numeri sono quasi speculari: per Mazzola (che esordisce nel maggio ’63) 70 presenze e 22 gol, per Rivera (al debutto nel maggio ’62) 60 partite e 14 reti. Entrambi vincono l’Europeo del 1968 (ma il rossonero, infortunato, non gioca le due finali contro la Jugoslavia) e diventano vicecampioni del mondo due anni dopo in Messico.
Appunto. Il Mondiale della discordia, con al centro delle polemiche il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi. Nelle tre partite della fase a girone Mazzola è titolarissimo e Rivera scende in campo solo nella terza gara contro Israele rilevando nella ripresa Domenghini. Nei quarti di finale contro il Messico sostituisce, sempre nel secondo tempo, Mazzola sul risultato di 1-1: nasce la staffetta. Gli azzurri segnano tre reti nella ripresa con Riva, Rivera e ancora Riva. Si arriva alla storica semifinale contro la Germania Ovest. Anche qui al 46’ Rivera sostituisce Mazzola (con l’Italia avanti 1-0). Finirà 4-3 ai supplementari, con la straordinaria e decisiva segnatura del capitano rossonero a pochi minuti dal gong. Nella finale del 21 giugno 1970, sempre all’Azteca contro il Brasile, Mazzola è ancora titolare e Rivera ancora in panchina. Il primo tempo finisce 1-1 ma nella ripresa Valcareggi non fa cambi. Poi il Brasile mette la freccia, Gerson al 66’ e Jairzinho al 71’ portano i verdeoro sul 3-1. Al minuto 74’ cambio azzurro: non entra però Rivera, in campo Juliano per Bertini. La staffetta Mazzola-Rivera si concretizzerà solo all’84’, i famosi e famigerati “sei minuti”. Segnerà ancora il Brasile con Carlos Alberto a fissare il definitivo 4-1. E per Valcareggi, al rientro in Italia, saranno fischi e pomodori.
Mazzola-Rivera, sfida tra grandi numeri 10. Vero… solo in parte. Per le caratteristiche di gioco ma non solo. Sono tre i Mondiali che accomunano i due grandi campioni. Nel 1966 in Inghilterra la 10 è di Juliano seguendo pedissequamente l’ordine alfabetico che assegna a Mazzola la maglia numero 14 e a Rivera la 19. In Messico l’ordine non è così rigido (Riva gioca infatti con il “suo” 11), ma la 10 la prende Bertini e a Rivera e Mazzola toccano rispettivamente la 14 e la 15. In Germania nel 1974 - ultimo atto azzurro per entrambi - la spunta Rivera con il numero 10, relegando Mazzola al 7.
A proposito di numeri. Quando sono scesi in campo titolari insieme - eccetto le gare di Europei e Mondiali che prevedono la numerazione fissa - Mazzola non ha mai indossato la numero 10: per lui 20 volte il numero 9, 11 il 7 e 4 l’8. Rivera - nelle 35 partite giocate dall’inizio con Mazzola, ha vestito 28 volte la 10, 6 la 8 e una volta la 7. In due occasioni, nell’ottobre 1972 in Lussemburgo e in Svizzera, Mazzola è stato in azzurro il capitano di Rivera; non è mai successo il contrario.