NAZIONALE

Dal sogno Guardiola a un finale già scritto: i 16 giorni azzurri di Maldini e Leonardo

I due ex Milan si sono dimessi dopo il no di Malagò a Pirlo ct per il caso Fonbet. Una scelta sorprendente che, in fondo, non sorprende affatto

di Francesco Lommi
28 Lug 2026 - 07:33
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Un progetto pensato "su 8/10 anni", finito dopo poco più di due settimane. L'avventura di Paolo Maldini da direttore tecnico della Nazionale è già arrivata al suo epilogo: l'ex capitano rossonero, dopo il "no" del presidente Figc Giovanni Malagò ad Andrea Pirlo come prossimo ct, ha preferito farsi da parte. Con lui anche l'advisor Leonardo: la coppia che doveva ricostruire il calcio italiano saluta dopo appena 16 giorni. 

Un passo indietro clamoroso, quello di Maldini, che paradossalmente sorprende il giusto: l'ex rossonero, da quando ha smesso di giocare, ha sempre dimostrato di non essere troppo disposto a scendere a compromessi. Anche il suo addio al Milan, da dirigente, era arrivato per differenze di vedute con la proprietà su mercato e futuro del club. Intransigenza che oggi l'ha portato a lasciare il ruolo di dt azzurro. Una scelta pesantissima figlia, probabilmente, anche di qualche suo errore. 

Malagò aveva chiesto a Maldini e Leonardo di trovare il ct a cui mettere in mano il rinascimento azzurro. Un nome che poi avrebbe dovuto trovare anche la sua approvazione. Il dt e il suo advisor erano partiti sognando (e facendoci sognare) Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, poi i "no grazie" ricevuti li hanno costretti a ripiegare su Andrea Pirlo: dal meglio sulla piazza (e probabilmente nella storia) a una vera e propria scommessa.
Inevitabilmente, dopo le illusioni Pep e Carletto, una scelta che, per curriculum e momento della carriera, ha destato più di qualche perplessità. Ma Maldini e Leonardo ne erano pienamente convinti. La candidatura di Pirlo però è velocemente naufragata al cospetto dei dubbi e, soprattutto, del caso Fonbet, la principale agenzie di scommesse russa di cui è uno dei volti principali. 

Da Maestro a "impresentabile", la rapida parabola di Pirlo ha segnato anche il destino di Maldini. Dopo quel no Paolo non ha aperto a soluzioni alternative e ha rassegnato le dimissioni. Giusto o sbagliato che sia, Malagò lo sapeva, o quantomeno, visti i precedenti, avrebbe dovuto: quando ha deciso di fare carte false per includere l'ex Milan doveva mettere in conto di lasciargli carta bianca o quasi. E invece al primo ostacolo il nuovo corso azzurro si è sciolto. Il caso Russia e le pressioni del mondo della politica hanno fatto il resto non lasciando scelta al presidente Figc.
Adesso si deve ripartire da zero: dal nuovo dt alla scelta, condivisa, del ct. Il tutto con lo spettro della Nations League a settembre: c'è bisogno di correre, sperando di evitare un'altra falsa partenza.