L'INDISCREZIONE

Malagò rivela la soddisfazione dello spogliatoio azzurro: "Era quello che volevamo"

Donnarumma scrive al presidente federale per ringraziarlo a nome di tutto il gruppo

30 Lug 2026 - 08:49
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Niente mezze misure, niente diplomazia da manuale: quando parla il capitano, parla la squadra. E il segnale più netto su come lo spogliatoio dell'Italia abbia accolto il clamoroso ritorno di Roberto Mancini in panchina è arrivato da dove meno te lo aspetti: direttamente dalla luna di miele di Gianluigi Donnarumma.

A rivelare il retroscena ci ha pensato lo stesso presidente della Figc Giovanni Malagò, svelando un messaggio a caldo ricevuto dal portierone azzurro: "Ho ricevuto un messaggio da Donnarumma dalla luna di miele: 'Pres, esattamente quello che io e la squadra volevamo. Grazie'. Questo è". Poche ma incisive parole. Un vero e proprio "endorsement" da leader che sgombra il campo da ogni dubbio: la decisione dei vertici federali ha trovato il pieno gradimento dei senatori. Il gruppo voleva il Mancio, l'uomo della leggendaria notte di Wembley 2021, e il Mancio ha avuto.

Inizia l'era azzurra di Mancini e Ranieri: le FOTO della presentazione

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Se l'entusiasmo di Donnarumma, eroe dei rigori a Londra e pilastro inamovibile di questo nuovo corso, è una certezza, il campo racconta però una realtà ben diversa da quella di tre anni fa. La squadra evocata da Gigio non può più essere integralmente quella del primo ciclo: tra ritiri, parabole discendenti ed esclusioni, il ricambio generazionale è già scattato.

Basta guardare i numeri: dei 23 convocati da Mancini per la sua ultima panchina azzurra (il 3-2 all'Olanda nella finale per il 3° posto di Nations League a giugno 2023), soltanto nove erano presenti nell'ultima uscita contro la Bosnia. Ci sono però delle certezze come Nicolò Barella, Il giocatore di movimento più impiegato da Mancini durante il primo mandato, il vero motore del centrocampo, a comporre un reparto di livello con Manuel Locatelli e Sandro Tonali. Poi, i pilastri difensivi. Alessandro Bastoni e Federico Dimarco sono ormai certezze di livello internazionale, affiancati da quell'Alessandro Buongiorno su cui proprio il Mancio scommesse tre anni fa, al netto del recente stop.

Se la spina dorsale arretrata offre garanzie, davanti il cantiere è apertissimo. Mateo Retegui, una delle intuizioni più folgoranti del Mancini I, è attualmente ai box per l'infortunio alla tibia. Nell'immediato toccherà a Moise Kean caricarsi il peso del reparto avanzato, mentre per Federico Chiesa, Giacomo Raspadori e Nicolò Zaniolo la missione sarà una sola: conquistarsi la maglia sul campo.

Proprio il recupero di Chiesa e Raspadori potrebbe essere la chiave di volta tattica: gli ingredienti perfetti per rispolverare il 4-3-3, il marchio di fabbrica con cui Mancini ha collezionato 54 delle sue 58 panchine azzurre. Chi si aspetta un semplice effetto nostalgia resterà deluso. Il Mancini 2.0 non sarà una copia sbiadita del passato, ma un laboratorio in fermento. Accanto alla vecchia guardia che lo ha accolto a braccia aperte, il ct troverà una nidiata di talenti pronti al salto di qualità: da Pio Esposito a Pisilli, passando per Bartesaghi, Scalvini e Leoni.

Riorganizzare senza stravolgere, unire l'esperienza dei senatori all'energia dei giovani. La strada è tracciata e l'ambizione è quella delle grandi occasioni. Il messaggio di Donnarumma parla chiaro: lo spogliatoio è già pronto a seguire di nuovo il suo comandante.