L'ANALISI

Il 2022 azzurro si chiude male, Mancini alla ricerca dell'Italia 2.0

La sconfitta contro l'Austria preoccupante per come è arrivata: il 2023 dovrà ripartire su altre basi e certezze

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© Getty Images

I circa 4.200 chilometri che separano Vienna, dove l'Italia è caduta malamente in amichevole contro l'Austria, e Al Khor, dove qualche ora prima si era giocata la prima partita dei Mondiali, si sentono tutti in casa azzurra. Perché il 2022 della Nazionale si chiude con uno 0-2 che è un passivo anche limitato per ciò che si è visto in campo per gran parte del match, una squadra troppo brutta per essere vera, una squadra che giocoforza ha accusato più che mai l'onta di non partecipare a Qatar 2022 e, di conseguenza, ha sentito ancor più vicine le vacanze di fino anno. Un addio amarissimo a questa annata segnata dalla mancata qualificazione al Mondiale qatariota ma che doveva anche segnare una sorta di foglio bianco nelle scelte di Mancini che, come suo solito, ha provato tanti giocatori nuovi, lanciato giovani e sperimentato un nuovo modulo, il 3-4-3, con alterne fortune.

Da quel maledetto 24 marzo contro la Macedonia del Nord, l'Italia ha giocato dieci partite tra amichevoli, Finalissima con l'Argentina e Nations League (dove si è qualificata alla fase finale) ottenendo cinque vittorie, due pareggi e tre sconfitte segnando 14 gol e subendone ben 15. Insomma, al netto di assenze dovute a infortuni più o meno diplomatici, esperimenti tattici e motivazioni tutte da ricostruire, un ruolino di marcia che non lascia tranquilli in ottica 2023 quando inizieranno, a marzo, le qualificazioni agli Europei 2024 nel girone con Inghilterra, Ucraina, proprio Macedonia del Nord e Malta.

Se sull'accesso alla fase finale abbiamo pochi dubbi (passano anche le seconde), resta da capire che Italia proporrà Mancini tra quattro mesi. Perché il 3-4-3 delle ultime partite ha visto ballare parecchio la difesa: a Tirana, nonostante la vittoria, gli albanesi avevano colpito due traverse; ieri l'Austria, oltre ai due gol segnati, ha preso un palo, si è mangiata un paio di gol e ha visto Donnarumma protagonista in un altro paio di occasioni. Ingeneroso puntare il dito solo verso il reparto arretrato, per quanto si siano visti diversi errori individuali e Arnautovic ha fatto il bello e cattivo tempo, è più che altro la mediana a preoccupare.

Con Tonali e Pellegrini infortunati, Barella in calo, Verratti che non ha mai trovato in azzurro la continuità vista nel Psg, e Fagioli e Miretti appena convocati è difficile ipotizzare oggi quale centrocampo vedremo in primavera. Qualche nota lieta in più viene dall'attacco che, per quanto manchi sempre uno stoccatore che faccia concorrenza a Immobile, ha visto i rientri di Zaniolo e Chiesa e ha confermato la verve "napoletana" di Raspadori e Politano. Mancini ha davanti quattro mesi per plasmare la sua Italia 2.0: vero che il tempo non manca e da qui a marzo ci sono talmente tante partite di campionato e coppe che ciò che vale oggi difficilmente varrà domani, ma la prestazione di Vienna va assolutamente catalogata come disgraziata chiusura di anno più che come fase del processo di crescita che, contrariamente, farebbe suonare più di un campanello d'allarme sul futuro azzurro.

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