la ricorrenza

2006-2024, dal Mondiale al flop: 18 anni fa il cielo di Berlino si tingeva davvero di azzurro

Diciotto anni fa la vittoria del Mondiale in Germania che fa da contraltare alla mera prestazione fornita dall'Italia a Euro 2024

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2006-2024, dal Mondiale al flop: 18 anni fa il cielo di Berlino si tingeva davvero di azzurro - foto 1
© Getty Images

Da Berlino 2006 a Berlino 2024: stesso stadio, ma risultato diverso. Molto diverso. Da una parte l'incredibile vittoria del Mondiale da parte di una Nazionale intaccata profondamente dalle vicende di Calciopoli ma che aveva fatto dell'unità del gruppo la propria forza, dall'altro una squadra incapace di reagire alle difficoltà e senz'anima. Due ere diverse che oggi ci fanno riflettere sulle difficoltà avute dal calcio italiano negli ultimi anni: diciotto per la precisione. Una vittoria che quest'anno diventa dunque... maggiorenne (tanti auguri). 

L'eliminazione dell'Italia da Euro 2024 per mano della Svizzera ha messo ulteriormente a nudo i grandi problemi del calcio italiano. Problemi che, di certo, non abbiamo scoperto nelle ultime settimane ma che sono sempre stati messi sotto il tappeto, quasi a non volerli affrontare. Un po' come quando da bambino facevi un disastro e per non farti sgridare dai tuoi genitori nascondevi le prove. E forse dalla voglia di fare di questi bambini bisognerebbe anche ripartire

Il dato è impietoso se si confrontano le rose delle due squadre. Da un lato, a capo di quella Nazionale c'era Marcello Lippi, capace di fare la differenza con le proprie scelte in ogni situazione: la gestione delle similitudini tecniche tra Totti e Del Piero, la voglia di gol di Toni e Inzaghi, il feeling difensivo tra Cannavaro e Materazzi (che partiva da riserva di Nesta ma si è preso le luci della ribalta). Una rosa composta da grandi campioni che Lippi è stato in grado di gestire alla perfezione, ma che ha anche avuto l'umiltà di mettersi a disposizione in tutta la rassegna tedesca. Cosa che, di fatto, non sembra essere successa durante l'ultimo Europeo. Il Ct Luciano Spalletti ha sicuramente delle colpe, la più grande quella di non aver fatto una scelta tattica, ma anche ai calciatori va imputato lo scarso rendimento e la poca fame mostrata in campo. Come incapaci di reagire di fronte a ciò che stava succedendo. È mancata la personalità dei grandi campioni, quella che nel 2006 ha fatto la differenza sotto tutti i punti di vista. 

E se in quella cavalcata trionfale del Mondiale del 2006 venne confermato il luogo comune secondo il quale l'Italia nei momenti di massima difficoltà è capace di dare il meglio di sè, quest'anno tutto ciò non si è mai veramente visto. Ma tutto questo si può solo imputare alla mancanza dei campioni di cui tanto si parla? Forse, in parte, questa considerazione è giusta, ma non va dimenticato che gli azzurri si sono resi autori di grandi campagne anche quando il livello tecnico era inferiore. Euro 2016 ne è una rappresentazione: una squadra capace di sopperire alle mancanze tecniche con la forza del gruppo, cementata magnificamente da un condottiero come Antonio Conte

Oggi, diciotto anni dopo, siamo qui a leccarci le ferite dopo una delusione gigantesca, quasi inaspettata visto che l'Italia arrivava a Euro 2024 da campione in carica. Ma se dal 2006 in poi gli Azzurri non sono mai andati oltre alla fase a girone dei Mondiali (due volte eliminati e due volte non qualificati) un motivo ci sarà. Per capire la gravità della situazione basta tastare una cruda realtà: chi è nato dal 2006 in poi non ha mai praticamente visto l'Italia giocare ai Mondiali, situazione che per i ragazzi nati prima del 2000 era diventata un'abitudine. Se si pensa che Mondiali, Europei e Olimpiadi sono i grandi eventi sportivi che di norma scandiscono gli anni di crescita degli appassionati di calcio, è difficile non farsi delle domande alle quali, però, al momento non sembrano esserci delle risposte. Poi si può anche parlare di cicli che si aprono e si chiudono, ma questa non può essere l'unica giustificazione. 

Da quel 9 luglio del 2006 il mondo è cambiato evolvendosi sotto molti punti di vista, ma una cosa è rimasta immutata: la gioia provata nell'esatto momento in cui il rigore di Grosso è finito in porta non lasciando scampo a Barthez. Campioni del Mondo battendo i cugini francesi in casa della Germania: uno scenario che nessuno si sarebbe mai immaginato. Un sogno diventato realtà che ancora oggi ci strappa un sorriso quando rivediamo le immagini. Una data che non sarà mai indifferente nel cuore degli appassionati di sport: sia per la gioia provata, ma anche per tutto quello che, purtroppo, è successo dopo. È tempo di ripartire con l'obiettivo di tornare a vivere quelle emozioni

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