Milan-Inter da paura: i nerazzurri non vincono dal derby stellato, ma Amorim ha le scelte contate
Scollinato il turno infrasettimanale, Milan e Inter arrivano al derby con umore opposto. Ma i nerazzurri devono superare il "trauma cittadino" che si prolunga dall'aprile 2024
Quale migliore notte per sconfiggere le proprie paure, se non quella di Halloween. Forse il calendario ha servito un assist a Milan e Inter, ciascuna alle prese con i propri fantasmi. Perché non c'è miglior modo di superare i propri traumi che affrontarli. Problemi che, partendo dai padroni di casa, sono sintomo di una squadra cui va dato tempo di assorbire le idee di Amorim. Traumi anche di natura fisica. Il Milan affossato dal Bologna a San Siro è parziale conseguenza di un gruppo incerottato, con otto assenti di peso che hanno costretto agli straordinari alcuni interpreti.
E chi ha riposato non è stato rimpiazzato a dovere dalle seconde linee, altro neo di questo gruppo. La lunghezza della rosa è una delle discriminanti tra il Diavolo e i campioni d'Italia. Che, tuttavia, sono a propria volta alle prese con spiriti maligni che si aggirano alla Pinetina da due anni. La verità è che l'Inter, da quel glorioso 22 aprile 2024 (giorno della seconda stella vinta davanti ai cugini), non ha mai saputo che pesci pigliare nel derby.
Negli ultimi sette incroci, i nerazzurri non hanno mai conosciuto la parola "vittoria". Anche quando il risultato sembrava indirizzato verso il pari. Per conferma riavvolgere al 22 settembre '24, giorno in cui l'incornata di Gabbia sigillò il punteggio sul 2-1 per il primo risultato utile della serie. E poco più di due mesi dopo, il primo Milan di Sergio Conceiçao evitò i calci di rigore in finale di Supercoppa. Il trofeo si tinse di rossonero grazie all'appoggio in rete di Abraham al 93'.
I due confronti successivi terminarono 1-1. Il primo (sfida di ritorno di campionato) agguantato all'ultimo dai nerazzurri di Inzaghi grazie De Vrij, il secondo nel primo round della semifinale di Coppa Italia (l'ex Calhanoglu risponde al solito Abraham). Ma nel quinto e ultimo confronto della stagione 25/26 il Milan annichilì i rivali di sempre con un secco 3-0, condito dalla doppietta di Jovic e da Reijnders. Non è stato da meno neanche Massimiliano Allegri, nei due derby dell'anno scorso. Un doppio "corto muso", proprio come piace al tecnico livornese, griffato da Pulisic (andata) ed Estupinan (ritorno).
Insomma, neanche Chivu è riuscito a trovare la chiave per aprire la scatola avversaria, così come il suo predecessore. Più che una scatola, una cassaforte dal codice quasi indecifrabile. Si sono susseguiti tre allenatori diversi da quel 22 settembre 2024. Quel giorno scese sul terreno di gioco il Milan più intraprendente dei sette elencati, messo in campo da Paulo Fonseca con quattro attaccanti a strozzare la prima impostazione interista.
Per il resto, Conceiçao prima e Allegri poi affrontarono l'Inter con un baricentro basso, pronti a sorprendere i rivali in transizione. Mossa sempre riuscita. Uno stile di gioco di cui non si avvalse mai Stefano Pioli, che contrariamente al passato recente inanellò una striscia horror da sei ko di fila nella stracittadina.
Riguardando al video i precedenti dal 2024 a oggi, Amorim non potrà non accorgersi di questo fianco scoperto per i campioni d'Italia. Il dilemma è il seguente: affrontare a viso aperto, scelta più congeniale per i principi del portoghese, o prediligere la prudenza? Guardando al presente, è sufficiente rivedere la partita di ieri al Penzo per constatare quanto l'Inter, orfana di calciatori da uno contro uno, faccia fatica ad aprire varchi verso la porta di squadre compatte. Rischiando, per di più, di esporsi alle ripartenze avversarie. Le corse all'indietro non sono esattamente il punto forte per Bastoni e compagni.
Ci sono poche ore per recuperare energie e preparare il 240esimo incrocio sotto la Madonnina. Quella attuale è una delle migliori Inter della storia alla voce "avvii di campionato". Ma anche un Milan singhiozzante dispone delle armi necessarie per offendere i cugini. Ruben Amorim chieda ai suoi predecessori per conferma.