Balotelli apre al Parma: "Sarebbe un onore"

SuperMario si confessa con gli studenti del Boldani: "Nazionale? Ci sono rimasto male"

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Mario Balotelli è tornato in Italia, a Parma, ospite dell'Istituto Boldani per parlare di razzismo e integrazione davanti ad oltre 400 studenti, ma presto potrebbe tornare in Emilia per sposare il progetto dei gialloblu: "Dove giocherò il prossimo anno? Non ho ancora deciso niente e non ho neppure parlato del futuro con il mio procuratore. Prima ho voglia di un po' di vacanza. Io al Parma? Sarebbe un onore" ha confessato SuperMario scatenando l'entusiasmo dei presenti, centinaia di ragazzi in visibilio.

Chiuso l'argomento mercato l'attaccante del Marsiglia ha parlato anche della mancata convocazione in Nazionale: "Negli anni passati non essere stato convocato mi ha fatto molto arrabbiare. Non mi chiamavano e non mi davano neppure una spiegazione. Ora ci ho fatto l'abitudine... Però giocare per il mio Paese è la cosa più bella e quando non mi hanno convocato ci sono rimasto molto male".

A lasciarlo a casa è stato Roberto Mancini, ma SuperMario ha soltanto parole d'elogio per il suo ex tecnico ai tempi dell'Inter e del Manchester City: "Se sono diventato un calciatore devo ringraziare Mancini e i miei genitori. Cosa avrei fatto se non avessi sfondato con il pallone? Da piccolino sognavo di lavorare in un circo perché mi piacevano gli acrobati. Amo giocare a calcio, ma odio guardare il calcio in tv".

L'attaccante è tornato poi sul tema razzismo e sui problemi di integrazione: "L'Italia è un paese particolare, devo tanto a questo paese, ma ho fatto molta fatica a integrarmi quando ero più giovane anche se sono nato e cresciuto qua. Penso che un insulto razziale sia peggio di una coltellata. Il colore della mia pelle ha influenzato la mia carriera? Secondo me sì, poi il mio carattere sicuramente in certe situazioni non mi ha aiutato“.

Adesso però SuperMario dice di essere cambiato: "Sono più adulto, ho due figli e sono papà. Sono molto cambiato, sono maturato. La prima volta che Pia mi ha chiamato papà mi sono emozionato: non ero abituato e quasi credevo non si rivolgesse a me... Non vorrei che mio figlio Lion diventasse un calciatore. Meglio altro..."

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