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Morata e Tevez, questione di cuore

Lo spagnolo promette fedeltà alla Juve, l'Apache rivaluta il ritorno al Boca. Perché le vittorie...

17 Mag 2015 - 12:13

Si sono messi il bianconero addosso e ora se lo portano dentro. Alvaro Morata da una parte, Carlos Tevez dall'altra. Due di passaggio, arrivati senza nemmeno svuotare le valige, si diceva. Morata ostaggio della clausola di ricompra del Real Madrid; Tevez irreversibilmente attratto dal richiamo del Boca. Una specie di Ulisse con la sua Itaca in testa. Tutto, però, sta lentamente cambiando, vittoria dopo vittoria. "La Juve è la mia casa", ha detto lo spagnolo al nostro Balzarini. E ancora: "Io penso a giocare e a vincere tutto ciò che posso con la Juve. Non penso al Real e nemmeno a muovermi da qui. Se uno vuole diventare grande deve prima passare dalla Serie A, lo dice sempre anche mio padre. A maggior ragione se ogni giorno, in allenamento, puoi apprendere qualcosa da grandi campioni come Tevez e Llorente". Ecco, appunto, Tevez: vuoi vedere che non se ne va più?

Anche nell'Apache qualcosa sta cambiando. Non ha più fretta di tornare in Argentina, non sente più l'esigenza, forte, di andarsene da Torino. Alla Juve Tevez sta bene. Ha ritrovato la brillantezza di un tempo e, anzi, ha giocato quest'anno probabilmente la miglior stagione di sempre. Lui, a differenza di Morata, non ha quasi più niente da vincere, ma vuoi mettere la libidine di vincere tutto? E allora, se alla fine da Berlino tornasse con la Champions in mano, anche Carlitos potrebbe farsi ingolosire dall'idea di arrivare fino al Mondiale per club rinviando di un anno, alla scadenza quindi naturale del contratto, il suo addio. C'è chi parla perfino di una trattativa, appena abbozzata, per un rinnovo. Ma queste sono forse chiacchiere premature. Tempo al tempo, in fondo, dall'altra parte del mare, c'è pur sempre "Itaca" che lo chiama.

Morata, invece, quel richiamo non lo sente proprio più. A Madrid lo hanno fischiato e quel suono Alvaro non se lo toglie più dalle orecchie. Forse è lì che la maglia che aveva indosso gli è entrata dentro. Ha messo su una faccia stupita, si è chiesto silenziosamente perché e ha chiuso la porta. Hasta luego Real, io Torino non la lascio. Anche perché sul tramonto di una Inter-Juve da osservare in occhiali da sole, Morata ha spiegato quel che rimaneva da spiegare: "Mi piacciono la fame e la forza di un gruppo che risponde sul campo con tutti gli elementi della rosa". Ecco qual è il segreto: il gruppo. Ricordate l'inizio? "La Juve è la mia casa". Di questo si parlava, di famiglia.

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