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Nell'amichevole con il Basilea sono stati utilizzati tutti gli attaccanti ma è finita 0-0, con l'aggravante dell'infortunio di Ekhator
di Enzo Palladini© Getty Images
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Cercasi attaccante disperatamente. La Juve ne ha bisogno come dell'aria da respirare, altrimenti diventa un problema serio segnare anche dei gol in amichevole, come quella disputata contro il Basilea, quinto classificato nello scorso campionato svizzero, fuori dalle competizioni europee, guidato da un allenatore esordente (e neolaureato a Coverciano), il vecchio amico Stephan Lichtsteiner. Ovviamente non è il risultato a preoccupare Luciano Spalletti. Uno 0-0 contro una squadra più avanti nella preparazione, sia pure molto più indietro a livello di obiettivi e di patrimonio tecnico, è indubbiamente nella logica del calcio estivo. Il problema è quella cronica difficoltà nel creare occasioni da gol.
Spalletti ha provato tutto quello che poteva provare. È partito con un attacco che prevedeva Ekhator come punta vertice, segno che ha molta fiducia nel ragazzo arrivato dal Genoa. Alle sue spalle altro potenziale offensivo con Zhegrova esterno a destra, Adzic trequartista e Boga sulla sinistra. Ma l'idea di vedere all'opera Ekhator è durata poco, meno di mezz'ora, a causa di un infortunio muscolare che verosimilmente comprometterà una buona parte della preparazione. Quasi una maledizione. Al suo posto è entrato Openda, che è ancora il giocatore conosciuto durante la scorsa stagione, svogliato e scarsamente incisivo. Nel secondo tempo, Spalletti ha buttato dentro tutti gli attaccanti che ha a disposizione (ovviamente Jonathan David è ancora in vacanza dopo aver giocato i Mondiali con il Canada): dentro Milik come punta centrale, poi giovani Oboavwoduo e Licina, mantenendo Openda al suo posto. Risultato: ancora zero gol, sconfitta evitata solo grazie a un rigore parato da Perin.
Diventa ancora più urgente il grido d'allarme lanciato in questi giorni dall'allenatore bianconero. Serve un "9" vero, senza dubbio. Rimarrà al 99% senza seguito la provocazione rilanciata a Vlahovic: è sempre stata solo questione di soldi, non di rapporti tra il giocatore e l'allenatore. Probabilmente il suo entourage è convinto di poter strappare le cifre che chiede, magari a qualche club importante deluso da una trattativa fallita per un altro attaccante oppure privata di una punta per infortunio. Resta viva anche se complicatissima l'idea Kolo Muani. Il Paris Saint Germain può permettersi di tenere un giocatore fuori dal progetto, costringerlo ad allenarsi con l'Under 19 senza abbassare il prezzo dai 45 milioni fissati. Parallelamente va avanti la trattativa con il Parma per Mateo Pellegrino, ma anche 35 milioni per l'argentino al momento sono considerati troppi. Carnevali e Massara devono inventarsi una magia. Al più presto però, perché per inserire un giocatore in un ruolo fondamentale come quello del centravanti ci vuole un po' di tempo.
Detto per inciso, Spalletti è un allenatore che gli attaccanti li sa utilizzare. D'accordo, uno come Osimhen non ha bisogno di grandi schemi per fare la differenza, ma nello scorso campionato la Juve ha avuto il terzo attacco della Serie A con 61 reti, alle spalle dell'Inter (lontanissima da tutti con 89) e del Como (65). Eppure non ha avuto Vlahovic per quasi tutta la stagione, ha fatto i conti con l'apporto praticamente nullo di Openda, con gli sbalzi umorali di David e con la condizione fisica precaria di Yildiz, che anche adesso non è a disposizione. Un motivo in più per cercare un attaccante. Disperatamente.