Miccoli: "La Juve mi lasciò solo sul bus e mi umiliò. Frasi su Falcone? Mi vergogno"
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"Umiliato" alla Juve, la gloria di Palermo, gli insulti a Giovanni Falcone, poi il carcere e il tentativo di rinascita. Nei 46 anni di Fabrizio Miccoli c'è un po' di tutto, come raccontato nell'intervista a La Gazzetta dello Sport.
Partendo da un rapporto mai sbocciato tra il fantasista salentino e la Juventus nei suoi primi anni di carriera: "Tornai dal prestito alla Fiorentina e la squadra venne premiata in Comune dopo aver vinto lo scudetto. Io venni lasciato solo sul pullman, ad aspettare: una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica".
A Palermo gli anni più felici della carriera, ma anche la condanna a tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso e i primi 6 mesi della condanna vissuti in carcere, anche a Vicenza: "Mi accolsero benissimo, non mi misero mai in mezzo alle loro cose. Mi fecero una battuta: 'Fabrizio, qua ci ammazziamo per due cose, le carte e il pallone'. Capii. Così giocavo in porta e le poche volte che giocavo da attaccante non facevo mai il fenomeno".
Ai tempi della condanna risale anche quella frase intercettata: "Quel fango di Falcone", indirizzata allo storico giudice. "Me ne vergogno, non so come mi siano uscite quelle parole. Era l'alba, eravamo appena usciti dalla discoteca, avevo la mente annebbiata. Non cerco scuse, posso solo scusarmi. Ho sbagliato e non mi perdono". Anche se Maria Falcone, la sorella di Giovanni, lo perdonò: "Dopo la pena ho incontrato la signora Maria e suo figlio Vincenzo. Le ho chiesto scusa e parlato della vergogna che provavo, mi ha detto "ti perdono" e mi sono commosso".