Funerali Evaristo Beccalossi: l'ultimo saluto all'ex campione nerazzurro
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Sul feretro la maglia numero 10 dell'Inter. Il figlio di Altobelli legge un messaggio del padre: «L’ultimo dribbling mi ha colto di sorpresa»
Era gremita la chiesa della Conversione di San Paolo a Brescia per l'addio a Evaristo Beccalossi, scomparso il 6 maggio a 69 anni. Centinaia di persone, anche sul sagrato, hanno partecipato alle esequie per rendere omaggio al "Becca". Sul feretro la sciarpa dell'Inter e la maglia numero 10 nerazzurra. Anche quella dell'Union Brescia a ricordo delle sue origini calcistiche.
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Nutrita rappresentanza per i nerazzurri: il vicepresidente Javier Zanetti, il direttore sportivo Piero Ausilio, l’attaccante Francesco Pio Esposito, bresciano d’adozione. Tanti gli interisti di un tempo, compresi molti compagni di squadra di Beccalossi (Bergomi, Bordon, Branca, Muraro, Pasinato, Scanziani, Beppe Baresi). Oltre a loro presenti anche Francesco Toldo e Marco Andreolli,
A rappresentare il Brescia, invece, il diesse Andrea Ferretti, il tecnico Eugenio Corini, il capitano Davide Balestrero e il club manager Edoardo Piovani. E poi i tifosi. Una delegazione di quelli nerazzurri ha esposto uno striscione: «Eri un grande uomo, un vero interista», l’ultimo messaggio per «Becca». Insieme ai gonfaloni (ufficiali e non) di Inter e Brescia ne ha fatto capolino uno milanista, portato dal tifo organizzato rossonero.
«Evaristo a questo punto uscirebbe a fumare una sigaretta – ha esordito nella sua omelia don Marco Mori –. Era quello che noi bresciani definiremmo un “brao gnaro”, uno di noi. E poi è stato un dono per il calcio: da interista, vorrei che il ventunesimo scudetto fosse dedicato a lui. Altobelli, non a caso, ha detto che a San Siro si andava per vedere lui, non i nerazzurri».
Spillo è rimasto bloccato in Kuwait, dove collabora come opinionista in una tv locale che trasmette le partite della Serie A: le conseguenze delle crisi geopolitiche gli hanno impedito di rientrare in Italia. C'era però il figlio Mattia che ha letto un suo messaggio: «Ciao Evaristo, compagno, complice, fratello, amico. Resterai un pezzo importante della mia vita. Eravamo due facce della stessa medaglia, bastava uno sguardo per comprenderci. Ti ho voluto bene, mi hai voluto bene. Poi l’ultimo dribbling che non mi aspettavo: hai scartato anche la vita, impedendole di toglierti la dignità».
Accanto ai rappresentanti del mondo del calcio c'erano i cantanti Max Pezzali ed Enrico Ruggeri, che nel 1996 gli aveva dedicato il brano "Il fantasista": "Ricordi? Sono tantissimi, viaggi fatti assieme, progetti, stupidaggini, cene. È morto uno dei miei fratelli". In chiesa anche Paolo Rossi, il comico che fece il monologo sui due rigori sbagliati da Beccalossi in una partita di coppa delle coppe.