Inter, scudetto e mega-distacchi. Alternanza tricolore in panchina
Quasi una formalità il 2-0 al Parma, quasi una formalità lo scudetto numero 21. Merito dell’Inter, di Chivu nello specifico, e demerito di quelle che sono state le mancate avversarie: Milan e Napoli hanno fatto il solletico ai nerazzurri, la Juventus neppure quello.
DISTACCHI – Per ora sono 12 i punti di distacco dell’Inter sulla seconda in classifica (il Napoli). Chissà quanti saranno la sera del 24 maggio, dopo i 270 minuti finali. Da quando (nel 2004-05) il campionato è tornato a 20 squadre quasi tutti gli scudetti interisti sono maturati con vantaggi enormi. L’Inter di Inzaghi nel 2023-24 aveva lasciato a 19 punti il Milan nell’annata della Doppia Stella. Conte, nel 2020-21, aveva inflitto 12 lunghezze sempre al Milan. Ampia doppia cifra di margine anche per il primo tricolore sul campo di Mancini (+22 sulla Roma nel 2006-07) e di Mourinho (+10 su Juventus e Milan nel 2008-09). Gli unici scudetti di “corto muso” sono quelli del 2007-08 (con Mancini, +3 sulla Roma) e del 2009-10 (con Mourinho nel 2009-10, la stagione del Triplete, +2 sulla Roma).
ALTERNANZA – Cinque allenatori diversi per gli ultimi 5 scudetti. Dopo le grandi serie consecutive sulla panchina della Juventus di Allegri (cinque titoli di fila) e prima di Conte (tre) quello appena vinto dall’Inter di Cristian Chivu è il quinto scudetto vinto da cinque tecnici diversi. A ritroso, prima di Chivu si erano cuciti il tricolore sul petto Conte (Napoli), Simone Inzaghi (Inter), Spalletti (Napoli) e Pioli (Milan).
FRENATA – Il sorprendente e deludente pareggio interno con il Verona regala fastidiosi brividi europei alla Juventus. Che oggi deve sperare che la Fiorentina fermi la Roma per evitare di avere i giallorossi alle calcagna a un solo punto. Il trittico finale che attende la squadra di Spalletti poi è tutt’altro che semplice, per motivi di classifica e ambientali. Trasferta in casa di un Lecce assetato di punti, poi partita casalinga contro una rivale come la Fiorentina quindi chiusura in casa del Torino per un derby che per la legge dei grandi numeri potrebbe finalmente colorarsi di granata.
PICCHIATA – Il mese nero del Milan rischia di complicare la sua missione Champions. Dopo la rocambolesca vittoria contro il Torino, alla 30esima giornata, i rossoneri avevano 63 punti. Erano a -6 dall’Inter capolista e a +9 sul quinto posto occupato all’epoca da Juventus e Roma. Nelle ultime cinque partite la squadra di Allegri ha raccolto soltanto 4 punti in virtù di una vittoria e un pareggio (con tre sconfitte) con un solo gol segnato (da Rabiot a Verona) e 6 incassati. Il distacco dall’Inter è spaventosamente aumentato a 15 lunghezze e il vantaggio-Champions paurosamente diminuito: +5 sul Como, ma stasera la Roma potrebbe accorciare a +3. La vergognosa prestazione di Reggio Emilia – la più brutta di questo altalenante campionato rossonero – grida vendetta anche perché sugli spalti il pubblico milanista era stato decisamente il migliore in campo. D’accordo che – a maggior ragione senza l’infortunato Modric – mancano i campioni. Ma il gioco espresso è stato davvero imbarazzante. E Allegri - re dei “risultatisti” – dovrebbe fare un sincero mea culpa: perché il gioco latita sempre di più e i risultati sono tutt’altro che esaltanti.
GIUSTIZIERI – Non fa quasi più notizia il fatto che Mimmo Berardi segni al Milan, un po’ come… il cane che morde l’uomo. Ne ha fatti 12 il capitano del Sassuolo ai rossoneri, a cominciare da quel poker che nel gennaio 2014 costò la panchina del Diavolo proprio a Massimiliano Allegri (sostituito poi da Seedorf). Sono 12 le reti e 7 gli assist in 21 sfide al Milan per Berardi. Sulle sue tracce, anzi teoricamente meglio perché viaggia alla media di un gol a partita contro i rossoneri, c'è Armand Laurientè: 5 gare e 5 centri per lui e un bilancio di 2 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta nei confronti diretti con il Diavolo.
QUOTA – Il sabato - con la vittoria dell’Udinese sul Torino e il pareggio strappato dal Genoa in casa dell’Atalanta – Kosta Runjaic e Daniele De Rossi hanno centrato in pieno i loro obiettivi. Fare meglio dello scorso campionato per l’Udinese (47 punti a 44) e raggiungere quota 40 per il Genoa. Traguardi neanche tanto scontati e raggiunti con tre giornate di anticipo. Runjaic, facendo anche solo un punto nelle prossime tre, salirebbe a 48, per quello che diventerebbe il miglior bottino bianconero dai tempi di Guidolin. Che nel 2012-13 portò l’Udinese al 5° posto a quota 66. DDR si gode invece la sua rispettabilissima media punti: era arrivato a novembre al capezzale di un Genoa in piena zona retrocessione, in 25 partite ha raccolto 9 vittorie, 7 pareggi rimediando 9 sconfitte per un totale di 34 punti alla media di 1,36. Il futuro prossimo del Genoa sarà improntato all’austerity: cessione dei pezzi pregiati (Frendrup, Martin e Norton Cuffy su tutti) e mercato in entrata al risparmio. Sarebbe un peccato perdere un allenatore come De Rossi che ha davvero fatto molto bene dimostrando per di più attaccamento alla maglia e rispetto della storia del Grifone.