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Conte non era obbligato a rivincere, ma considerando l'emergenza costante la stagione deve essere considerata positiva
di Enzo Palladini© Getty Images
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L’obiettivo minimo. O forse il massimo. E riflettendoci bene, alla fine, questi due concetti si vanno a sovrapporre in una maniera sorprendente. Antonio Conte va verso la chiusura della sua seconda stagione napoletana riportando la squadra a una condizione di normalità: con i tre punti conquistati contro il Torino, il posto nella prossima Champions League si avvicina sempre di più e nessuno potrà dire che non si tratta di missione compiuta. L’anno scorso nessuno obbligava il Napoli a vincere lo scudetto dopo il disastro post-Spalletti. In quel caso, Conte è andato oltre le aspettative. Ma nemmeno quest’anno era condannato a vincere. Lo ha fatto in Supercoppa italiana e anche lì non era un obbligo.
Il Napoli visto al Maradona contro il Torino, dal punto di vista del prodotto finale, è stato molto vicino all’idea di squadra dell’anno scorso. Una squadra quasi sempre padrona del campo, a parte la distrazione finale che ha portato al gol di Casadei, una squadra che pur priva ancora di giocatori importanti ha creato molte occasioni, ha proposto soluzioni di gioco interessanti, ha valorizzato dei patrimoni spesso trascurati come Elmas o come uno degli ultimi arrivati, Alisson Santos, capace di togliersi di dosso la leziosità delle prime uscite per disputare una partita di altissimo livello.
Il calendario adesso dà una mano al Napoli, perché delle ultime dieci partite, almeno otto sono ampiamente alla portata. Impegni complicati sono solo quello di inizio aprile contro il Milan (al Maradona) e quello di inizio maggio sul campo del Como. Questo è un altro motivo per cui l’obiettivo stagionale di Conte (minimo o massimo che sia) è molto vicino a essere centrato. Bisognerà solo capire a fine stagione se nella Champions League della prossima stagione, sulla panchina del Napoli ci sarà ancora lo stesso allenatore. Ma questa è un’altra storia che si scriverà tra tre mesi, a bocce ferme.
Un aiuto per quest’ultima parte della stagione arriverà sicuramente anche dai campioni che stanno rientrando. Anguissa è entrato nell’intervallo contro il Torino dopo un centinaio di giorni e dopo una decina di minuti sembrava non essere mai uscito di squadra. Kevin de Bruyne (in quell’inizio di stagione che oggi sembra lontanissimo) è stato addirittura considerato un problema, ma contro il Torino ha voluto subito il pallone per alcuni dei suoi strappi leggendari. Avrà ancora bisogno di tempo e pazienza Romelu Lukaku, ma come già è successo a Verona, qualche suo ingresso per lo sprint finale porterà dei gol e dei punti preziosi.
C’è ovviamente ancora qualcosa da sistemare, per evitare il ritorno di chi sta dietro. C’è una difesa che ha delle distrazioni come quella che ha portato al gol del torinista Casadei. Il Napoli, detto per inciso, prende almeno un gol da dieci giornate consecutive. Questo sarebbe un problema relativo se per contro arrivassero molti gol dagli attaccanti. Ma non sempre è così. Hojlund, per esempio, dopo aver tirato la carretta per tutta la stagione, nelle ultime dodici partite di campionato ha segnato solo la doppietta contro il Genoa e il gol contro il Verona. Cose da sistemare, che per Conte normalmente sono un lavoro ordinario, quest’anno un po’ meno causa infortuni. Ma ci siamo quasi, l’obiettivo minimo (o massimo) è lì a portata di mano.