NAZIONALE

Da Lussemburgo e Grecia solo una conferma: l'Italia del futuro non può prescindere da Pio Esposito

I due gol (in 163 minuti) sono stati la parte numericamente rilevante, ma dietro c'è un lavoro da campione che in azzurro mancava da tempo

di Enzo Palladini
09 Giu 2026 - 08:00
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Non ci voleva una sfera di cristallo per avventurarsi in questa profezia. Da adesso è più chiaro per tutti: l'Italia futura del calcio, se si qualificherà per i Mondiali del 2030 e 2034, non potrà prescindere da Francesco Pio Esposito. Chiunque sia il nuovo CT, non potrà non accettare la sfacciata lezione della realtà. Uno come lui tra i giocatori italiani non c'è. Ma non è solo una questione momentanea: uno così non c'è da tempo. Piccolo riassunto numerico di questa mini-tournèe in Lussemburgo e Grecia: 163 minuti giocati e 2 gol, uno ogni 81'30". La media dei superbomber. Quello che i numeri non dicono e che va sempre constatato con i propri occhi è ciò che c'è dietro. In quei 163 minuti, Pio ha messo cuore e anima. Ha lottato come una belva in mezzo a due e spesso tra giocatori avversari, ha ripulito palloni ingiocabili, ha duettato con compagni meno esperti e molto più intimiditi. Sì è messo a disposizione nel senso più totale del termine. Ha dato lezioni a ragazzi non sempre più giovani di lui, li ha guidati con l'esempio e con l'umiltà, mai una parola di troppo, mai una sceneggiata. Ha sofferto con loro e gioito più di loro. 

Adesso la storia dice che in nove mesi di maglia azzurra (esordio il 5 settembre 2025 contro l'Estonia), Pio ha messo inseme 9 presenze e 5 gol, con l'unico grande rammarico del rigore sbagliato nelle qualificazioni mondiali contro la Bosnia. Ma è capitato a tutti: Baggio, Zico, Trezeguet. Persino Maradona non è stato totalmente infallibile dal dischetto. Quello che più conta è che nella storia della Nazionale italiana, solamente un giocatore ha segnato più di Esposito prima di compiere il 21° anno d'età. Si chiamava Giuseppe "Peppin" Meazza, ha scritto la storia del calcio italiano con due Mondiali vinti e valanghe di gol. Succedeva 100 anni fa. Nel secolo che ci è passato in mezzo, nessuno ha trovato la chiave per fare di meglio. Solo Gianni Rivera, esordiente in A a 16 anni, ha fatto uguale. 

Quel 21° compleanno, Pio lo festeggerà durante una meritata vacanza, il prossimo 28 giugno. Lo scorso anno si era dovuto accontentare del ritiro dell'Inter, negli Stati Uniti, dove si cominciava a capire chi fosse davvero e di che materiale fosse fatto. Proprio in questi giorni era stato perfezionato il suo ritorno alla casa madre dopo due anni di prestito allo Spezia. Contro lo scetticismo di qualcuno garantiva Cristian Chivu. Lo aveva allenato nelle giovanili e da quello che si è potuto vedere lo aveva studiato con grande attenzione. Dunque tra il 20° e il 21° compleanno, Pio Esposito ha aggiunto al suo curriculum le seguenti voci: 1 scudetto, 1 Coppa Italia, 35 presenze (7 gol + 4 assist) n Serie A, 9 presenze (2 gol + 2 assist) in Champions League, 4 presenze (1 gol) in Coppa Italia. Il tutto senza essere titolare fisso e senza lamentarsi di non esserlo. Amatissimo dai compagni per la generosità senza limiti delle sue prestazioni, forse odiato (ma rispettato) dagli avversari per quella sua innata voglia di esserci sempre, anche a costo di prendere (o di dare) una legnata. Qui non servono algoritmi miracolosi. Basta guardare. Una partita qualunque di un torneo qualunque. Puntare il video sull'ingresso in campo di Pio Esposito e osservare cosa succede in campo da lì in poi. 

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