Capitan Lautaro alza la decima Coppa Italia dell'Inter
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Per la terza volta i nerazzurri centrano l'accoppiata scudetto-Coppa Italia, tanti meriti a Chivu che in meno di un anno si è costruito l'etichetta di vincente
di Enzo PalladiniSi fa presto a dire doblete. Vincere il campionato e la Coppa Italia nella stessa stagione non è impresa da tutti. Cristian Chivu ci è riuscito al primo anno e nemmeno quel mito di José Mourinho ce l’aveva fatta. Il primo anno aveva vinto "solo" lo scudetto, per esagerare l’anno successivo con il Triplete. Prima di Mou e Chivu, i nerazzurri avevano fatto una sola doppietta, nel 2005-06 con Roberto Mancini in panchina, doppietta per la verità “postuma” perché lo scudetto venne assegnato dopo il processo di Calciopoli. È il 2010 quindi il vero confronto. Chivu c’era e c’è, era giocatore ed è allenatore. E su quella panchina ha regalato alla sua gente un nuovo allungo sul Milan: 21-19 in tema di scudetti, 10-5 le Coppe Italia, 3-0 i doblete.
Già, perché al Milan questa impresa non è mai riuscita, nemmeno ai tempi d’oro. L’ha centrata 6 volte la Juventus (di cui 4 nel fruttuoso primo quinquennio di Allegri), mentre con una doppietta a testa ci sono il Grande Torino (1943), il Napoli di Maradona (1987) e la Lazio di Eriksson (2000). Una serie di nomi che rendono ancora più appagante il trionfo di Chivu, protagonista a sorpresa di una stagione trionfale dopo un inizio che lasciava qualche dubbio.
Riavvolgiamo velocemente il nastro per rivivere questi ultimi dodici mesi di storia nerazzurra. A fine maggio 2025, la tifoseria era sotto un tram dopo aver visto sfumare in rapida successione tre obiettivi che sembravano lì a un passo, per poi sentirsi dire addio da un allenatore come Simone Inzaghi, capace di raggiungere due finali di Champions League. Sembrava una squadra finita e senza futuro, con giocatori anziani da mandare in pensione e ragazzi più giovani che non sembravano in grado di risalire dopo lo shock. C’era un Mondiale per club da giocare onorevolmente. Chissà come andò davvero la trattativa per Cesc Fabregas, un giorno il presidente Beppe Marotta forse racconterà con un sorriso la verità. Serviva un nome nuovo in 24 ore ed ecco uscire dal cilindro quello di Chivu. A questo punto sarebbe bello riuscire a capire chi aveva avuto l’idea, qualche mese prima, di chiamarlo a dirigere e salvare il Parma. Perché se il romeno è diventato in così breve tempo un allenatore vincente, si parte proprio da lì. In quel breve periodo si era comunque capito che aveva le stimmate per affrontare questo mestiere.
Con il senno di poi è facile dirlo, vincere la Coppa Italia significava semplicemente compiere il proprio dovere. L’Inter era strafavorita per il valore dei giocatori, per l’abitudine alle sfide importanti, per il modo di stare in campo che con poche eccezioni è stato certificato in questi ultimi mesi. In campionato, le due partite erano finite 2-0 e 3-0 per i nerazzurri, la stagione si chiude così con un 7-0 globale per la squadra di Chivu. Se in casa nerazzurra qualcuno pensava di dover vendicare il 2-2 della passata stagione che spalancò la strada allo scudetto del Napoli, anche questa missione è stata compiuta. Può succedere che una squadra strafavorita butti via una partita sentendosi troppo sicura di sé, ma nemmeno questa è stata una trappola capace di fermare l’Inter. I giocatori fondamentali non hanno sbagliato approccio, Lautaro ha segnato, Dumfries ha dominato la fascia, Akanji è stato fenomenale nelle chiusure difensive, Barella non è stato fermo un attimo. Con queste premesse no, non si può perdere.
Nella stagione interista resta la macchia dell’eliminazione dalla Champions League contro il Bodo. L’importante è che venga studiata per diventare lezione di vita. Adesso bisogna pensare al futuro, c’è una squadra da ritoccare parecchio a livello numerico con qualche giocatore anziano da sostituire, magari anche da ritoccare con due-tre giocatori di livello, che consentano di continuare a vincere. Ma questo sarà argomento di un futuro prossimo, adesso è puro godimento.
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