Il Como e quella semifinale di Coppa Italia: il rigore, l'arbitro e la monetina. Correva l'anno 1986
La squadra lombarda con Rino Marchesi in panchina e Stefano Borgonovo in campo perse a tavolino la semifinale contro la Samp
di Enzo PalladiniL’allenatore del Como era Rino Marchesi, un signore del calcio che ci ha lasciato poche ore fa dopo una vita dedicata a questo sport. In quella stagione 1985-86 aveva preso il posto di un altro gentiluomo, Roberto Clagluna, penalizzato dai risultati troppo altalenanti delle prime giornate di campionato. Quella stagione sarebbe rimasta comunque negli annali del Como, con un nono posto finale che per le dimensioni dell’impresa potrebbe quasi essere paragonato al grande campionato che oggi sta disputando la squadra di Cesc Fabregas. In Coppa Italia il primo turno venne passato in un girone non impossibile, insieme al Torino, poi negli ottavi i lariani avevano fatto fuori addirittura la Juventus (che a fine stagione avrebbe poi ingaggiato lo stesso Marchesi), nei quarti il Verona di Bagnoli campione d’Italia in carica.
Era davvero una signora squadra, quel Como. Il capitano era Dirceu Josè Gumaraes, altro indimenticato talento passato per il nostro calcio in quel periodo. Non giocò le semifinali, si era infortunato a un ginocchio e stava tentando disperatamente di guarire per disputare il quarto Mondiale con la maglia del Brasile, impresa che non gli riuscì. A proposito di gente che ha lasciato un vuoto incolmabile, il centravanti di quella squadra era Stefano Borgonovo. In coppia con lui in attacco lo svedese Dan Corneliusson, alto, un po’ allampanato, ma sempre efficace quando stava bene. E poi altri giocatori che hanno avuto un’ottima carriera: Pasquale Bruno, Luca Fusi, Giancarlo Centi, Stefano Maccoppi. La Samp era ancora l’embrione della squadra che avrebbe vinto lo scudetto, era allenata da Eugenio Bersellini. C’era Mancini ma in quelle due semifinali non giocò Vialli, infortunato. La partita d’andata a Genova finì 1-1 con reti di Salsano e Maccoppi. C’erano tutti i presupposti per una clamorosa impresa dei ragazzi di Marchesi. Lo stadio Sinigaglia stracolmo, l’occasione troppo importante per non provare a sognare. La sera, quella del 4 giugno 1986, a pochissima distanza dell’inizio del Mondiale messicano. Sarebbe bastata una vittoria con un gol di scarto, ma anche uno 0-0 perché vigeva la regola, abolita recentemente, che favoriva i gol segnati in trasferta. Un gol di Massimo Albiero, di professione libero, portò in vantaggio il Como. Sembrava fatta, ma poi l’inglese Trevor Francis riuscì a pareggiare, mandando la sfida ai tempi supplementari.
Fu proprio in quei supplementari che successe di tutto. Stefano Borgonovo portò in vantaggio il Como, poi l’arbitro Redini fischiò un rigore a favore della Sampdoria per un presunto fallo di Maccoppi su Pino Lorenzo, l’attaccante di scorta di quella Samp. Quel rigore non fu mai battuto perché il direttore di gara venne colpito alla testa da una moneta lanciata dagli spalti. Qualche minuto d’inferno, poi il triplice fischio. Partita sospesa, vittoria a tavolino per la Sampdoria, inevitabile. I blucerchiati poi avrebbero perso la doppia finale contro la Roma, il Como si dovette accontentare di avere accarezzato un sogno. Ma quella squadra, ben guidata dal realismo di Rino Marchesi, avrebbe potuto davvero compiere un’impresa storica. A distanza di quarant’anni esatti ci riprova un allenatore spagnolo, con idee di calcio completamente diverse e con una squadra fatta di ragazzi che scriveranno pezzi di storia, il primo dei quali potrebbe essere proprio imminente.