L'OPINIONE

Calcio italiano, applausi e pochi punti: una sconfitta non può mai piacere

Ha ragione Conte: "Non riesco a pensare pensare positivo dopo un ko". Le imprese "sfiorate" riescono a tutti, serve un cambio di mentalità

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Applausi per l'Atalanta, attestati di stima per l'Inter al Camp Nou. Andando indietro nell'attuale Champions League, le pacche sulle spalle alla Juventus per il pareggio in casa dell'Atletico Madrid. Entusiasmo generale. Tutto bello, ma di punti pochi o niente. Antonio Conte nel post-partita di Barcellona-Inter 2-1 è andato a suo modo controcorrente, almeno a parole: "Non riesco a pensare in termini positivi quando si perde, io soffro la sconfitta". Una ventata di normalità, sempre almeno a parole, che negli ultimi anni il calcio italiano sembra aver dimenticato. Nel calcio si gioca per vincere, non per fare bella figura o strappare applausi. O almeno quello dev'essere l'obiettivo finale e una buona prova può far piacere, ma mai soddisfare o riempire gli occhi.

Chiaramo subito. L'Inter a Barcellona ha giocato un'ora di calcio tatticamente - e spesso tecnicamente - perfetto, ma non è bastato per strappare punti al Camp Nou. Al contrario ai blaugrana sono bastate due giocate in novanta minuti per tornare a casa con la botte piena e la moglie ubriaca di punti. Soddisfatti? Loro probabilmente no, neppure la critica, ma quello è un altro discorso e lì paradossalmente sta il punto. Eppure tutti i discorsi sulla sfida in Catalogna sprizzano entusiasmo per la prova di un'Inter ritrovata, da applausi perché vicina a un'impresa che alla fine non è arrivata. Comprensibili, ma anche certificazione di un ridimensionamento del calcio italiano anche evidentemente nelle aspettative.

"Non dobbiamo tornare a casa contenti, perché abbiamo perso" ha specificato Conte, e ci mancherebbe altro. Una frase tanto normale quanto insolita però negli ultimi anni, perché in molti sembrano aver perso il focus sulla competizione, sulla vittoria, sui successi. Il Napoli che pareggia a Genk vanificando in buona parte la grande vittoria contro il Liverpool si trasforma in "è sempre un punto e ce lo prendiamo" per Ancelotti; la Juventus che si fa rimontare da 0-2 a 2-2 dall'Atletico diventa un'impresa sfiorata anziché un rimpianto gigante. Finendo con l'Atalanta dai tanti applausi ma dagli zero punti in due giornate, spazzata via a Zagabria e beffata in casa dallo Shakhtar contro squadre che a livello fisico non soffrono i bergamaschi quanto le italiane. E lasciamo stare l'Europa League.

E allora dov'è il punto. Il punto è che ha ragione Conte che non si può/deve parlare in termini positivi di una sconfitta. Non esistono lati positivi nell'uscire dal campo a mani vuote (o almeno non dovrebbero esistere), nemmeno lottando contro squadre superiori. Perché le "imprese sfiorate" e le prove "da applausi" di Inter, Atalanta, Roma e Napoli oggi come in passato, sono riuscite anche a squadre meno attrezzate, come il Bruges in casa del Real Madrid (2-2) o al Salisburgo capace di spaventare il Liverpool ad Anfield (4-3 per i Reds) restando all'ultima giornata. Come? Giocando a pallone e non partendo battuti, come lo Slavia Praga - non certo il Manchester City o simili - a San Siro.

Provandole tutte in maniera propositiva, come l'Inter di Conte a Barcellona. E qui si gli vanno fatti i complimenti, almeno fino a quando anche alcune scelte tattiche discutibili non hanno inglobato anche lui nella mentalità tutta italiana del "anche un pareggio non sarebbe male". E poi perdi. Però hai giocato bene, ce l'avevi quasi fatta. Quasi. Ma è proprio lì probabilmente il salto di qualità che le squadre italiane devono rifare davvero: a volte si impara di più da una sonora sconfitta che da un pareggio bugiardo.

Se una squadra è forte lo è anche a Madrid, a Barcellona, a Monaco e via dicendo. Lo ha dimostrato la Juventus di Allegri nemmeno andando troppo indietro con gli anni. Svoltando quella mentalità provinciale, quella che ti fa togliere gli attaccanti per inserire giocatori difensivi dopo un'ora di gioco per difendere il vantaggio o peggio ancora il pareggio. i bianconeri hanno firmato grandi imprese in giro per l'Europa. Non è bastato per trionfare, ma oltre agli applausi sono arrivati i risultati. Ed è lì che ogni squadra deve puntare, sempre, soprattutto se ti chiami Inter, Napoli, Roma o Lazio etc.

Del resto coi complimenti non si vince e lo sapevano pure Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Massironi: "Meraviglioso, bello, bello, ma intanto come abbiamo fatto a perdere 10 a 3...". E la lotta al trofeo, che sia una Champions League o un Garpez, è compromessa.

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