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Bonucci e i suoi "fratelli": quando l'ex colpisce al cuore

Due anni fa, il 31 marzo 2018, il difensore segnò ed esultò con la maglia del Milan all'Allianz Stadium

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Sono passati esattamente due anni dal gol dell'ex di Leonardo Bonucci in quel famoso Juventus-Milan 3-1 del 31 marzo 2018: il difensore della Nazionale, nella sua unica stagione in rossonero, zittì i fischi dei suoi vecchi tifosi segnando di testa il momentaneo 1-1. Un campionato tribolato, quello di Leo, iniziato con la fascia da capitano e l'intento di “spostare gli equilibri” ma terminato con l'addio al Diavolo e il ritorno a Torino. Una delle poche soddisfazioni che si tolse fu proprio il gol all'Allianz Stadium alla 30esima giornata. La stagione con il Milan era partita con aspettative alte ma si arenò nella mediocrità. La cura di Rino Gattuso, subentrato a Vincenzo Montella, aveva risollevato dalla polvere i rossoneri, che sognavano ancora di potersi qualificare in Champions League. Dybala portò in vantaggio la Juventus dopo otto minuti, il pareggio arrivò al 28': angolo di Calhanoglu, Bonucci - ironia della sorte - svettò tra Chiellini e Barzagli, alfieri della BBC, e batté di testa Buffon. Leo, accompagnato dai fischi sin dal primo minuto, esultò alla sua maniera: il gesto dello “sciacquatevi la bocca” allo Stadium lo conoscevano sin troppo bene e si era ritorto contro i campioni d'Italia. Che poi vinsero con le reti di Cuadrado e Khedira e allungarono a +4 sul Napoli, ma dovettero rinunciare al record di imperforabilità che durava da 957 minuti: ne mancavano solo 16 per migliorare il primato del 2015-16.

Quello di Bonucci è uno dei più emblematici casi di gol dell'ex, una delle leggi ferree del calcio. La si può ricondurre al 1954, quando il “Fornaretto” Amedeo Amadei inflisse un dispiacere alla sua Roma con la rete dell'1-0 segnata con la maglia del Napoli. Ma questa è una legge che non ha beneficiari fissi: la ruota gira e gli azzurri se ne accorsero quando José Altafini decise il campionato 1974-75 realizzando il 2-1 in favore della Juventus. L'attaccante, passato in bianconero dopo sette stagioni a Napoli, è ancora oggi, per tutti i partenopei, un “core 'ngrato”. Storia che ricorda da vicino quella di un altro bomber più recente: Gonzalo Higuain con il trasferimento dal Napoli alla Juventus (2016) passò, agli occhi dei tifosi, da semidio a traditore. Il “Pipita” ha purgato sei volte la squadra che lo ha portato in Italia, dimostrando di non sentire la pressione dei fischi: storica la rete dell'1-0 con cui i bianconeri passarono al San Paolo nel dicembre 2017, con tanto di esultanza polemica a “cercare” in tribuna Aurelio De Laurentiis.


Già: esultare o non esultare? E se si sceglie la celebrazione, meglio un approccio più leggero o lasciarsi andare alla provocazione? La letteratura nel merito è vasta e dare una risposta è quantomai complesso. Non si fece problemi Dino Baggio, che con la maglia del Parma decise la Coppa UEFA 1994-95 stendendo la Juventus, sua ex squadra. Ancora meno scrupoli per Mauro Icardi, che esultò sotto la curva della Sampdoria (2014) portandosi la mano all'orecchio, come a dire “Non vi sento, fischiate più forte”. Sette anni prima Ronaldo (il brasiliano) trafisse il cuore dei tifosi interisti che lo avevano amato più di ogni altro: si trasferì dal Real Madrid al Milan e la stracittadina dell'11 marzo 2007 divenne il “derby dei fischietti”, che partivano ogni volta che il Fenomeno toccava palla. Non era il Ronaldo dell'Inter, ma il piede rimaneva quello di sempre e al 40' una sua conclusione mancina si insaccava all'angolino. I fischi si trasformarono in silenzio e poi in rabbia: Ronaldo si portò le mani alle orecchie e sfidò la San Siro nerazzurra. Che vinse partita e campionato, ma la zampata del Fenomeno rimane uno schiaffo da assorbire, come il rigore (e l'esultanza sotto la curva) di Zlatan Ibrahimovic nel primo derby da avversario.

 

All'Inter andò ancora peggio nel 2002, quando Diego Simeone, condottiero di mille battaglie in nerazzurro, fu tra i protagonisti nel famoso 5 maggio: il “Cholo” realizzò il 3-2, portando avanti la Lazio e avviando lo psicodramma di Vieri, Ronaldo e compagni, che persero lo scudetto in favore della Juventus. Proprio in quella porta, nella stagione precedente (2000-01), Gabriel Omar Batistuta segnò il suo unico gol contro la Fiorentina: il Re Leone aveva spostato il trono da Firenze a Roma, sponda giallorossa, e con un destro di rara potenza batté Toldo, lasciandosi andare a lacrime che valevano più di ogni parola. Non ha pianto, ma ha sempre preferito il silenzio, Fabio Quagliarella, un artista del gol dell'ex: negli ultimi due anni il capitano della Sampdoria ha punito il Napoli con un fantastico gol di tacco e una conclusione al volo da spellarsi le mani per gli applausi.
Chi esultò, eccome, fu Emmanuel Adebayor: dopo tre stagioni e mezza all'Arsenal, il togolese si trasferì al Manchester City nel 2009 e i tifosi londinesi non la presero affatto bene. Il calendario mise di fronte Citizens e Gunners quasi subito: l'11 settembre all'Etihad Stadium Adebayor si prese gli insulti degli ex tifosi ma si vendicò all'80' con il colpo di testa del parziale 3-1. Il bomber si fece 100 metri a tutta corsa per esultare sotto lo spicchio dello stadio destinato al tifo ospite, beccandosi un cartellino giallo e l'ovazione del pubblico, mentre i supporters dei Gunners quasi entrarono in campo. Altra esultanza storica fu quella di Carlos Tevez in un derby di Manchester valevole per la semifinale di Coppa di Lega 2009-10: l'argentino in estate si era trasferito dallo United ai rivali del City e punì i suoi ex compagni con una doppietta, portandosi le mani dietro le orecchie e mimando la paperella per zittire le polemiche della vigilia. Un cuore United come Gary Neville non la prese bene e per tutta risposta gli alzò il dito medio

Il derby di Manchester fu teatro di un altro celebre gol dell'ex, quello del “King of Old Trafford” Denis Law, bandiera dello United per 11 anni che tornò al City a fine carriera. Nell'aprile del 1974 gelò il “Teatro dei Sogni” segnando di tacco sotto le gambe del portiere nella giornata in cui lo United retrocesse in Second Division. A differenza di quanto riportato da diverse fonti, il gol di Law non condannò i Red Devils, che sarebbero comunque scesi tra i cadetti per i risultati degli altri campi, ma lo scozzese se ne crucciò per sempre: “Dopo 19 anni in cui avevo dato tutto che avevo pur di fare gol, alla fine ne ho realizzato uno che quasi non volevo entrasse”.

 

Sempre per il calcio inglese sono da ricordare altre reti: Cristiano Ronaldo allo United (con Real Madrid e Juventus), Frank Lampard al Chelsea, Wayne Rooney all'Everton, Robin van Persie all'Arsenal e Mohamed Salah alla Roma. L'egiziano purgò i giallorossi in semifinale di Champions League (2017-18), esattamente come Alvaro Morata, che zittì il Bernabeu con la maglia della Juventus e mandò i bianconeri in finale nel 2015. Storie tutte diverse, brutte o belle a seconda della partigianeria, ma legate dal solito filo conduttore: la legge dell'ex non sarà mai abrogata.

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