Bologna, Piccoli esclusivo: "Doppia cifra? Non mi pongo limiti. E sulla rivalità con Dovbyk..."
L'attaccante azzurro è ai box ma mette nel mirino il rientro dopo la sosta: "Stare fermo e guardare i miei compagni giocare è sempre difficile. Voglio aiutare la squadra"
Ciao Roberto, un inizio di stagione non come ti aspettavi. Fa male rimanere ai box?
"Abbastanza, voglio aiutare la squadra, quindi stare fermo e guardare i miei compagni giocare è sempre difficile. Però non mi facevo male da tanto tempo e purtroppo fa parte del gioco".
Arrivi a Bologna dopo un anno non facile a Firenze. Che ambiente hai trovato qui?
"Un bellissimo ambiente, un ambiente sano, con un gruppo di ragazzi giovani, positivi. Ci divertiamo ogni giorno in spogliatoio, sia in campo che fuori, quindi un ambiente molto bello".
Portaci un po' dentro lo spogliatoio. Che aria si respira? Il gruppo è compatto?
"Bellissimo, un gruppo bellissimo. Poi il mister riesce a interagire con tutti, quindi ci stiamo divertendo e questa è la cosa importante, perché poi porti i risultati in campo".
L'obiettivo quest'anno è la doppia cifra? Senti che ci arriverai?
"Sì, io voglio lavorare e fare più gol possibili. Non mi metto un obiettivo, visto che anche a Cagliari l'avevo già superato, ma non mi metto un obiettivo e vado avanti partita per partita".
La cosa che ti chiede di più Palladino qual è?
"Di legare il gioco con la squadra e di attaccare la profondità, che sono le mie doti più forti".
Con te in attacco c'è anche Dovbyk. Come va con questa concorrenza? C'è competizione?
"C'è una competizione sana, ma andiamo d'accordo. È un bravissimo ragazzo, un giocatore forte. Non c'è nessun tipo di competizione, o meglio, c'è una competizione sana giustamente, ma questa fa bene a entrambi".
Prima di voi c'era l'idolo dei tifosi, Castro. Sentite di avere una certa responsabilità di dover raccogliere il suo testimone?
"Sicuramente lui ha fatto benissimo, è stato bene, ha fatto bene qua a Bologna, quindi bisogna che anche noi facciamo altrettanto per raccogliere questo testimone".
Di questi tempi, lo scorso anno hai indossato per la prima volta la maglia della Nazionale con Gattuso in panchina. Cosa hai provato una volta letto il messaggio? Com'è andata?
"Mi ha chiamato il mister. Lì per lì è stata un'emozione bella, perché la maglia della Nazionale è importante, è un orgoglio. Non tutti possono indossarla, quindi è un motivo di orgoglio. È stato bello, anche con l'esordio che ho fatto con Cambiaghi, che è mio compagno di squadra. È stato un momento molto speciale".
Speri di tornare a indossarla?
"Sì, assolutamente. Però prima voglio concentrarmi qui a Bologna e far bene con la squadra. Devo ascoltare il mister e aiutare i miei compagni a fare più gol possibili per poi essere chiamato in Nazionale".
Pensi che Mancini sia stata la scelta giusta?
"Secondo me sì. Conosce già l'ambiente della Nazionale, ha vinto anche un Europeo, quindi non si può dire niente. Io poi non mi esprimo, però secondo me è stata una scelta giusta e poi parleranno i risultati, come nel calcio parlano sempre i risultati".
Un messaggio ai tifosi rossoblù?
"Mi raccomando, seguiteci sempre, siete importantissimi per noi, siete il dodicesimo uomo in campo. Un abbraccione".