Ancelotti il brasiliano, il ct si gode il carnevale di Salvador
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Il ct del Brasile analizza la crisi del calcio italiano: "Troppi errori tattici e ritmi bassi. Senza campioni stranieri i nostri giovani non imparano più"
Carlo Ancelotti, attuale commissario tecnico del Brasile, analizza il declino del calcio italiano. In un'intervista rilasciata a Il Giornale, l'allenatore italiano non usa giri di parole per descrivere il divario tra i top club mondiali e la Serie A, puntando il dito contro la perdita di intensità e di solidità difensiva che storicamente aveva reso grande la scuola azzurra.
Il divario tra il nostro campionato e le sfide europee, soprattutto di Champions League, è apparso quasi incolmabile: "La differenza fondamentale riguarda il ritmo, non soltanto quello agonistico della corsa ma quello mentale, della partecipazione continua, dell'intensità. Il calcio italiano ha perso proprio questo. E poi ha perso la solidità difensiva, già non abbiamo talenti in altre zone del campo ma il controllo eccessivo dell'aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche" le parole di Ancelotti.
Secondo il ct verdeoro, l'Italia ha sacrificato la sua storia sull'altare di una tattica esasperata che non produce più frutti. "Per quanto riguarda il calcio italiano o recuperiamo i difensori, o meglio la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e nazionale, o continueremo a soffrire" è il verdetto di Ancelotti: "Il calcio è sì segnare un gol più degli altri ma anche prenderne uno in meno. Non è una battuta banale".
Il tecnico ha osservato con occhio critico le ultime sfide di Champions, sottolineando come lo spettacolo offensivo sia spesso figlio di un decadimento della fase di non possesso: "Ho visto partite con molti gol, Atletico Madrid-Barcellona e Bayern-Real Madrid hanno offerto momenti esaltanti per i tifosi. Ma troppi gol significa anche troppi errori, dei portieri, dei difensori".
Ancelotti ha ricordato con nostalgia l'epoca in cui l'Italia era l'ombelico del mondo: "I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia, all'estero, tra corposi diritti televisivi e investitori potenti, si è formato un mercato più attraente. Così i giovani italiani da chi imparano?".
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