NBA, i Thunder perdono (altri) pezzi: dopo Williams si fa male anche Wallace. La "dinastia" è già a rischio?
Oklahoma City riflette sul suo futuro, il Gm Sam Presti: "Abbiamo ancora tantissimo basket davanti, dobbiamo capire quali saranno i prossimi passi"
Jalen Williams esce in barella dopo un brutto infortunio © Getty Images
La "dinastia" dei Thunder rischia di spegnersi sul nascere. Il futuro di Oklahoma City è già in bilico dopo meno di una settimana dall'inizio della stagione. Sono due gli infortuni gravi che hanno colpito la squadra di Mark Daigneault. Jalen Williams ha riportato una frattura del perone e una lussazione della caviglia sinistra. Cason Wallace ha subito una lesione del labbro glenoideo della spalla sinistra. «Abbiamo ancora tantissimo basket davanti, dobbiamo capire quali saranno i prossimi passi», ha detto il Gm di OKC, Sam Presti, che adesso dovrà cercare di risollevare una franchigia alle prese anche con altre defezioni, quelle di Alex Caruso e Chet Holmgren, usciti malconci dalle prime uscite, e con lo spauracchio del Second Apron.
Lu Dort, Aaron Wiggins, Isaiah Joe e Ryan Nembhard hanno fatto le valigie in estate proprio per permettere ai Thunder di non superare la soglia di 221,7 milioni fissata per il 2026/27. Un tetto che nel caso venisse scollinato restringerebbe la loro capacità di muoversi sul mercato, di effettuare scambi, di firmare free agent e persino di gestire le scelte il Draft. A questo punto il problema sorge quando coloro che sono rimasti (e hanno firmato anche un contratto pluriennale pesante) si fanno male. Scacco matto? Per molte squadre il futuro potrebbe essere compromesso pure per molto meno. Ma non per Presti, che dalla sua ha una valanga di scelte da impacchettare per provare a rilanciare Oklahoma City a partire da questa sfortunata annata.
Nessuno sa in che condizioni rientranno J-Dub e Wallace, col primo che veniva addirittura dalla peggiore stagione in carriera a causa di diversi risentimenti muscolari. Senza contare che la tua ancora difensiva sotto le plance, Holmgren, non aveva fatto una bella figura nelle Western Conference Finals contro Wemby. "Salvate il soldato Shai" direbbero dire in molti. Non SGA, che è pronto a caricarsi i compagni sulle spalle pur di rimanere competitivo nel far West. Le speranze dei Thunder, verosimilmente, scendono in maniera drastica, tuttavia decretare la fine di una dinastia cominciata solo due anni fa col titolo è troppo presto. Il rischio però c'è ed concreto, lo insegnano proprio i loro più grandi rivali, i Golden State Warriors.
2019, Finali NBA. Toronto si laurea campione del mondo sconfiggendo GS in sei gare. Klay Thompson e Kevin Durant sono costretti ad abbandonare il parquet prima della fine di una serie combattutissima. Entrambi salteranno l'annata successiva per infortunio. Ciò ha di fatto messo fine a una macchina perfetta (eccezion fatta per l'anello del 2023). Quei Warriors erano reduci da tre vittorie in quattro anni, questi Thunder non sono ancora al loro livello. Il potenziale c'è, gli infortuni (purtroppo) pure. La differenza è il margine con cui i Thunder possono tutt'ora stravolgere il roster, con le picks da usare come merce di scambi. Nulla è perduto per OKC, ma la finistra temporale per vincere inizia piano piano a restringersi.