Nba: i Kings stendono gli Spurs di Belinelli, Harden show contro Phoenix

Sacramento si impone e torna a 'vedere' i playoff, il 'Barba' mette altri 44 punti

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Qualcuno provi a fermare Harden, se ci riesce. Il 'Barba' mette in scena il solito show, infila altri 44 punti e Houston stende Phoenix 118-110. Brutto ko per i San Antonio Spurs di Marco Belinelli (7 punti), che cadono a Sacramento contro i Kings: 127-112 il punteggio finale. Fa rumore il tonfo di Denver, che si scioglie a Detroit e viene travolta 129-103 dai Pistons. Milwaukee passa a Brooklyn 113-94 e resta al comando della Eastern Conference.

SACRAMENTO KINGS-SAN ANTONIO SPURS 127-112
Continua la folle corsa di Sacramento verso la post season. I Kings trovano la settima vittoria consecutiva tra le mura amiche del Golden 1 Center (evento che non si verificava da quasi un decennio) e 'vedono' l'obiettivo playoff a un passo. Ad inchinarsi, questa volta, sono i San Antonio Spurs di Marco Belinelli, che si arrendono 127-112 al termine di una partita che li ha sempre visti inseguire. Partono subito forte i padroni di casa che, grazie al miglior Marvin Bagley III della stagione, si portano subito in vantaggio in doppia cifra, senza più voltarsi indietro. Per l'atletico rookie arrivano 24 punti, 12 rimbalzi e 4 assist, che gli valgono la terza doppia doppia consecutiva. A questi, si aggiungono i 20 di De'Aaron Fox e i 19 di Yogi Ferrell uscendo dalla panchina. Arriva, invece, la prima sconfitta del tradizionale 'Rodeo Trip' per i San Antonio Spurs, a cui non bastano sei uomini in doppia cifra. DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge scollinano oltre quota 20 punti (24 per l'ex Toronto Raptors e 22 per l'ex Portland Trail Blazers) ma non riescono a riportare a contatto gli Speroni, complice il parziale di 35-27 del terzo periodo. Complicata, invece, la serata di Marco Belinelli che, in uscita dalla panchina, mette a referto solo 7 punti, chiudendo con brutte percentuali al tiro (2/9 dal campo e 1/7 dall'arco). Un ko che fa scivolare San Antonio alle spalle degli Houston Rockets al sesto posto della Western Conference. Sacramento, invece, adesso crede davvero all'obbiettivo playoff: i ben più quotati Clippers sono lontani solo mezza partita.

PHOENIX SUNS-HOUSTON ROCKETS 110-118
Ventisette partite consecutive sopra quota 30 punti e nessuna intenzione di fermarsi. James Harden sta riscrivendo i libri dei record della Nba: altri 44 punti che stendono Phoenix e regalano la vittoria numero 31 in stagione ai razzi texani. Numeri che fanno impressione: ventesima partita sopra quota 40 punti (solo Wilt Chamberlain, Michael Jordan e Rick Barry hanno fatto meglio) e un dominio incontrastato. Nessuna difesa sembra essere in grado di trovare le contromisure al gioco cadenzato e imprevedibile del numero 13 dei Rockets. A differenza di altre occasioni, Harden tira anche con percentuali convincenti dal campo (15/28 e 5/13 dall'arco) e aggiunge anche 8 rimbalzi e 6 assist al proprio bottino. Oltre al solito enorme contributo del 'Barba', Houston può contare sui 18 di Chirs Paul e sui 17 punti, con 14 rimbalzi, di Kenneth Faried, passato nel giro di qualche settimana da rincalzo di lusso a pedina fondamentale nello scacchiere di coach Mike D'Antoni. Al cospetto della guardia più dominante della Nba, sfigura Devin Booker, che non riesce ad andare oltre quota 19 punti. Il miglior realizzatore per Phoenix è Josh Jackson, che si fera a quota 25, a cui si aggiungono i 23 di Kelly Oubre Jr. Con questa sconfitta, i Suns restano all'ultimo posto nella Western Conference con 11 vittorie e 44 sconfitte, mentre i Rockets salgono al quinto posto e mettono nel mirino il quarto, occupato dai Portland Trail Blazers.

DETROIT PISTONS-DENVER NUGGETS 129-103

Più grossi sono e più rumore fanno quando cadono. E di rumore ne fa tanto il tonfo di Denver a Detroit: 129-103 il punteggio finale in favore dei Pistons. I Nuggets, che arrivavano da sei vittorie consecutive, si sciolgono nel secondo quarto, chiudendo all'intervallo lungo sotto di 13 lunghezze. Il break decisivo, però, arriva solo nel finale, con Detroit che allunga ulteriormente, trascinata da Andre Drummond e dall'energia di Stanley Johnson, in uscita dalla panchina. Il centro dei Pistons chiude con una doppia da 27 punti (massimo stagionale) e 14 rimbalzi, mentre sono 21 quelli del numero 7. Memori della beffa subita contro i Clippers, sotto di 25 e capaci di rimontare fino al successo finale, Detroit non alza mai il piede dall'acceleratore, mandando ben sette uomini in doppia cifra. Un successo importante per la squadra di coach Dwane Casey, che si riporta in scia dei Miami Heat per l'ottavo posto a Est. Denver, invece, non riesce a essere cinica nei momenti chiave della partita, fallendo tutte le occasioni per provare a riportarsi a contatto. Tutto il quintetto chiude in doppia cifra, ma il miglior marcatore per i Nuggets è Trey Lyles, che ne mette 20 uscendo dalla panchina. Prestazione sottotono per Nikola Jokic, che soffre la fisicità di Drummond sotto alle plance e si ferma a quota 16 punti con solo 3 rimbalzi e 4 assist. La sconfitta di Denver permette ai Golden State Warriors di riportarsi al comando della Western Conference.

BROOKLYN NETS-MILWAUKEE BUCKS 94-113
Nessuna sorpresa, invece, a Est. I Milwaukee Bucks fanno il proprio compitino a Brooklyn e stendono i Nets 113-94, confermandosi la prima forza della Eastern Conference. Non un impegno facile, visto che proprio i newyorkesi sono tra le squadre più informa della lega insieme con i Bucks (22-6 il record dall'inizio del mese di dicembre). Il protagonista assoluto per Milwaukee è sempre lo stesso: Giannis Antetokounmpo. Il 'Greek Freak' gioca una partita perfetta, chiudendo con un bottino di 30 punti e 15 rimbalzi, a cui aggiunge anche 9 assist, andando a sfiorare la tripla doppia. Oltre al talento del fuoriclasse greco, decisive anche pessime percentuali dal campo dei Nets, che chiudono con il 32% di squadra, e un terrificante 11% dall'arco. Decisamente troppo poco se si vuole provare a impensierire la squadra con il miglior record di tutta la Nba. Per i Bucks, oltre ai 30 del già citato Antetokounmpo, ne arrivano anche 16 da Malcom Brogdon e 15 da Eric Bledsoe. Il miglior marcatore tra le fila di Brooklyn, invece, è D'Angelo Russell, che si ferma a quota 18. Sono 15, invece, i punti di Shabazz Napier, che cerca di non far rimpiangere l'assenza di Spencer Dinwiddie, ma che non riesce a mettere a segno nemmeno una tripla sulle 10 tentate. 10, infine, uscendo dalla panchina per Theo Pinson, in una serata da dimenticare per i Nets, che restano al sesto posto della Eastern Conference.

NEW ORLEANS PELICANS-INDIANA PACERS 107-109
I Pacers sembrano essersi ripresi dallo choc per l'infortunio di Victor Oladipo, che ha già chiuso la propria stagione. Seconda vittoria consecutiva per Indiana, che supera 109-107 i New Orleans Pelicans, ancora alle prese con lo spinoso caso Anthony Davis. Il centro ha chiesto di essere scambiato e le offerte non mancano. Forse, la testa di allenatore è compagni è rivolta proprio al mercato e si spiega così la sesta sconfitta nelle ultime sette partite giocate. Oltre agli infortuni, naturalmente, visto che all'appello mancano ben tre titolari come Nikola Mirotic, Julius Randle e E'Twuan Moore. Il protagonista assoluto per il successo dei Pacers è Darren Collison, che gioca una partita di grande maturità, chiudendo con 22 punti e realizzando tutte le giocate decisive nel finale. A nulla serve l'errore volontario di Jrue Holiday dalla lunetta del tiro libero allo scadere, visto che nessuno dei suoi compagni riesce a recuperare il rimbalzo e a trovare i punti per forzare l'overtime. Partita comunque eccellente quella del playmaker dei Pelicans, che sfiora la tripla doppia, chiudendo con un bottino di 19 punti, 11 rimbalzi e 9 assist. Per Indiana, da sottolineare anche la prova del centro lituano Domantas Sabonis, che chiude con una doppia doppia da 16 punti e 13 rimbalzi, mentre per New Orleans ci pensa Jahlil Okafor a non far rimpiangere l'Unibrow, con una doppia doppia sontuosa da 25 punti e 13 rimbalzi.

WASHINGTON WIZARDS-ATLANTA HAWKS 129-137
Non bastano quattro giocatori sopra quota 20 a Washington per avere ragione di Atlanta. Nella Capitale finisce 137-129 per i Falchi, che partono subito fortissimo e resistono al tentativo di rimonta finale dei padroni di casa. Per gli Wizards arrivano 27 punti da Bradley Beal, il miglior realizzatore della squadra, a cui si aggiungono i 25 di Trevor Ariza, i 26 di Jeff Green e i 20 di Jordan MacRea (al suo massimo in carriera nella Nba). Dall'altra parte, però, fa impressione la prova di squadra di Atlanta, che manda la bellezza di nove giocatori in doppia cifra e che tira con percentuali davvero straordinarie (50% dal campo e 48% dall'arco). Il top-scorer è Taurean Prince, che si ferma a quota 21, mentre sono solo 10 (conditi però da altrettanti assist) quelli messi a referto dal giovane rookie Trae Young. Meglio di lui fa il più anziano in campo: Vince Carter, a 42 anni, realizza ben 16 punti, tirando 6/8 dal campo e 4/6 dall'arco. Una partita che, per Atlanta, serve solo per migliorare il proprio record, ma che rischia, invece, di condannare gli Wizards in ottica playoff. La contestuale vittoria di Detroit contro Denver, infatti, aumenta la concorrenza per l'ottavo posto a Est e anche gli Orlando Magic, che hanno il medesimo record degli Stregoni, ora iniziano a essere una minaccia.

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