Basket, Olimpia: quanta voglia di rifondare

Domande senza risposta e le colpe di Banchi: ecco le strade che hanno portato al fallimento

di EDOARDO GRASSI

Basket, Olimpia: quanta voglia di rifondare

Nella memoria collettiva del Forum rimarranno a lungo impresse – oltre alle sequenze del canestro di Sanders e dei tiri sbagliati di Milano – le facce a fine di partita di Giorgio Armani (mai così scuro) e di Alessandro Gentile che piangeva come un vitello. Volti che parlavano senza dire e nel fumetto c’erano gli ideogrammi dei concetti di ‘fallimento’ e ‘ricostruzione’ , ed è chiaro che in queste ore la voglia matta in casa Olimpia è quella di ripulire e rifondare, tagliando teste e vecchi progetti.

Per ristrutturare occorre però evitare di ricadere negli errori e rispondere possibilmente a quelle domande che il giorno dopo il tracollo destano ancora perplessità. Perché la squadra di Banchi è arrivata un’altra volta impreparata al punto di non ritorno, com’era accaduto in Coppa Italia e contro lo stesso avversario? Secondo quale schema logico si è pianificata una campagna acquisti che non è mai riuscita ad allungare la coperta indebolita dalle partenze di Langford e Jerrels? Disastroso Kleiza, eppure pagato tanto, in regia sono cambiate molte facce ma senza risultati e l’ultimo, Tabu, comunque esperto, è rimasto praticamente sempre in panca, ed anche la ricerca di un cambio d’area a Samuels (se attivato, il centro più dominante del campionato) non ha portato ai risultati sperati. Ma non si dovevano consegnare a Brooks le chiavi dell’attacco per sfruttarne il talento offensivo? Ed invece l’ex bostoniano è passato da possibile protagonista a continuo punto interrogativo, comunque mai leader.

L’uscita prematura (e con la sensazione di non aver fatto tutto il possibile per evitarla) dall’Eurolega faceva sembrare un lusso la grande profondità della panchina milanese in chiave campionato eppure la possibilità di avere tante possibili rotazioni (in un playoff che manda in campo ogni due giorni al meglio delle sette partite) non ha fatto la differenza, né sul piano tecnico né della freschezza fisica, ed è certamente questa una delle colpe che vengono mosse a Banchi, allenatore destinato a pagare in prima persona.

Anche perché la campagna acquisti dalla tante contraddizioni l’ha condotta lui, sicuro evidentemente di trovare, ad un certo punto della stagione, la combinazione giusta per salvare almeno lo scudetto, che per una squadra dal budget importante come l’Olimpia rappresentava il minimo sindacale.

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