Jacobs: il peso dell’eccellenza per un campione al bivio della propria storia
L'oro olimpico dei 100 metri di Tokyo 2021 sospeso tra ciò che è stato e ciò che teme di non essere più
di Ferdinando Savarese© Getty Images
Marcell Jacobs è certamente uno dei principali simboli dell’atletica italiana del nuovo millennio, in virtù soprattutto dell'oro olimpico conquistato nei 100 metri a Tokyo 2021, che gli ha attribuito un enorme valore e notorietà ma anche il peso psicologico che accompagna soltanto chi ha avuto l’onore di conquistare il titolo più prestigioso, in particolare nella specialità ritenuta regina della regina degli sport olimpici.
Le parole pronunciate dopo la semifinale dei Mondiali di Tokyo, chiusa con un 10”16 incoraggiante pur in un anno segnato dagli infortuni, sembravano lo sfogo di un momento per il mancato accesso alla finale, ma le dichiarazioni rilasciate alla 'Stampa' due giorni fa raccontano altro, con il velocista azzurro che sembra davvero davanti a un bivio, e l’ipotesi del ritiro che non appare più così remota.
Difficile pensare che il dubbio nasca solo da motivazioni affievolite o dagli stop fisici, elementi che nella carriera di ogni atleta sono quasi fisiologici in quanto il 31enne velocista azzurro, passato dal salto in lungo alla velocità proprio per garantirsi una maggiore longevità sportiva, ha dimostrato di sapersi reinventare, per cui le ragioni più profonde vanno forse cercate proprio in quel 1° agosto 2021, quando la sua vittoria olimpica nei 100 metri lo ha trasformato nell’uomo più veloce del mondo, aprendo una dimensione mediatica che, da allora, non l’ha più abbandonato.
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Quel trionfo epocale, sommato all’oro nella 4x100, ha creato il paradosso che ogni gara successiva sia diventata un esame, ogni crono una verifica, e inevitabilmente è arrivato l’onere degli occhi sempre puntati addosso con la pressione di dover confermare un risultato quasi irripetibile, e di dover giustificare ogni infortunio come se fosse una scusa per non essere abbastanza in forma.
Jacobs è certamente un velocista di livello assoluto, completo tecnicamente e fisicamente, capace di vincere tutto oltre all'oro olimpico, dagli europei ai mondiali indoor tranne il titolo iridato outdoor, e la sua impresa di Tokyo 2021 lo ha reso immortale per lo sport italiano, ma questo non significa che appartenga alla ristrettissima élite capace di dominare sui rettilinei più veloci del mondo, come Carl Lewis, Usain Bolt o Noah Lyles ai giorni nostri.
Il nodo è questo, convivere con un passato che rischia di diventare ingombrante e quindi, se da un lato Marcell sa di aver già scritto pagine indelebili come confermato anche dal quinto posto nella finale olimpica più veloce della storia a Parigi 2024, dall’altro presentarsi ai blocchi con l’obbligo sempre di replicare 'il giorno perfetto' di Tokyo è un peso che nessun atleta può sostenere a lungo.
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La sua vera sfida oggi deve essere quella di liberarsi dal confronto continuo con quelle due ore magiche del 1° agosto 2021, accettando che non ogni stagione possa raggiungere quel livello e che il valore di una carriera non si misura solo nell’eccezionale ma anche nella continuità, per cui il consiglio è di proseguire con serenità puntando nel 2026 al terzo titolo europeo consecutivo sui 100 metri del 2026, che sarebbe comunque un traguardo storico, ma se la sua mente è già proiettata alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 quando avrà 34 anni, giudicando poco stimolanti gli obiettivi intermedi, allora è comprensibile che continui a interrogarsi sul proprio futuro.
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