Monaco, il GP a emozioni zero

Resta la suggestione di un percorso accattivante ma anacronistico. Però la Formula 1 è un'altra cosa...

di LUCA BUDEL

Monaco, il GP a emozioni zero

Passano i mesi, gli anni, i decenni. Nonostante tutto c’è chi ha ancora il coraggio di associare la parola SPETTACOLO al Gran Premio di Monaco. Un paragone ridicolo, perché l’unico spettacolo in riva al mare è quello della camera car che offre l’idea del pelo che hanno questi ragazzi, capaci di viaggiare come una palla di fucile sfiorando i guard rail.

La gara - come tradizione - è il momento peggiore. Ricordo il 1992, quando Nigel Mansell, ripeto, Nigel Mansell, non riuscì a passare Ayrton Senna, nonostante il pilota inglese inglese avesse gomme nuove e il brasiliano - con la McLaren - i pneumatici ormai sulle tele. Allora a Senna servì solo una resistenza, a tratti eroica, negli ultimi quattro giri. Ayrton allungava la staccata all’uscita dal tunnel e Mansell non passava, nonostante la netta superiorità della Williams nel finale di gara.

Passano gli anni, appunto, ma resta questo circuito anacronistico che può premiare il tuo impegno e la tua velocità solo per le disgrazie altrui. Ma in fondo correre qui fa sempre figo, un concetto che hanno ben presente anche i nuovi gestori del circo. Vuoi mettere la Formula 1 in mezzo a grattacieli e yacht da milioni di euro? Allora tratteniamo gli sbadigli e accettiamo anche il verdetto di oggi, con Daniel Ricciardo che si è limitato a fare il taxista con un problema irrisolvibile sulla sua macchina e Vettel costretto a mettersi in fila. Pazienza se tutti hanno girato lontano anni luce dal ritmo messo sull’asfalto in prova.

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