"Abbiamo capito il problema e potrebbe ricapitare". Le parole di Jannik Sinner, fresco di vittoria sudata con il portoghese Borges, restano sospese nell'aria come una ghigliottina per il condannato a morte. Fanno paura, perché sono tanto consapevoli quanto crude. Un problema c'è, è stato individuato, ma non è di semplice risoluzione. Il che fa di quella specie di robot imbattibile che tutti abbiamo imparato ad amare, il più normale degli esseri umani. Annessi e connessi, quindi debolezze incluse. Certo è che gran parte del suo Wimbledon, quale che sia il modo in cui la vogliamo vedere, passa attraverso questa grande incertezza. Se Jannik riuscirà a star bene è assai improbabile che possa perderlo. Altrimenti... altrimenti può bastare un Cerundolo o chi per lui.
E allora è evidente che qualcosa, nel clan di Sinner, si provi a fare. Piccole precauzioni, magari più utili a rassicurarlo che a evitargli problemi, espedienti buoni a tenere lontani il caldo e la paura. Scrive Gaia Piccardi sul Corriere della Sera: la maglietta cambiata con più frequenza, gli asciugamani freschi di frigor attorno al collo, i pasticconi integratori di sali ingollati con regolarità, profondi respiri a occhi chiusi al cambio di campo. E se dovesse salire la temperatura (è previsto per la prossima settimana) è pronto il giubbotto refrigerante dei primi giorni di allenamenti in Church Road. Insomma, tutto il possibile per evitare che si senta svuotato come a Parigi e che si debba arrendere prima a se stesso che a un avversario. Perché il solo avversario di Sinner oggi è Sinner stesso. "Ci vorrà del tempo per risolvere il problema", ha detto. E a noi non resta che sperare che a lui sia dato il tempo di rivincere Wimbledon senza dover fare i conti con i suoi mali.