Superbike: buonsenso, please

Si moltiplicano le discussioni e le idee attorno allo sviluppo delle moto, ma...

di ALBERTO PORTA
Superbike: buonsenso, please

Grandi discussioni intorno allo sviluppo futuro della Superbike, idee e progetti che alla fine si scontrano con le difficoltà di una serie che ha perso indubbiamente l’appeal di una volta. L’amico Max Biaggi individua nel mancato impegno delle case uno dei motivi principali e può essere anche vero. Ma i tempi sono cambiati, e al di là di format di gara più o meno complicati come la gara 3 che verrà introdotta nella prossima stagione, bisogna fare altre considerazioni e usare quella cosa che ha sempre portato a risultati positivi: il buonsenso.

Chi scrive, da addetto ai lavori e grande appassionato di moto fin dalla più tenera età, non manca mai di leggere tutte le riviste del settore, anche straniere, e di consultare i siti più autorevoli. Ebbene, nelle prove comparative delle moto supersportive, quelle che poi attraverso elaborazioni diventano le Superbike, si nota che sul circuito tale va più forte la moto tale, su un’altra pista i risultati dei rilevamenti cronometrici danno ragione a un altro marchio, e così via.

Cosa suggerirebbe allora il buonsenso? Facile, mettiamo in pista moto strettamente di serie, via specchietti, frecce e portatarga, punto. Al netto del talento dei piloti vedremmo allora un equilibrio migliore, come peraltro si è visto più di una volta nel campionato Superstock dove le moto sono più vicine a quelle di serie.

Insomma, buttiamo via algoritmi compensatori e altre mille diavolerie inventate per rendere più spettacolari le gare. La Superbike nacque negli States su questo principio, alla fine del week-end si potevano addirittura comprare le moto vincitrici! Adesso sarebbe utopia? Forse, ma vista la situazione, bisognerebbe provarci.

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