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Trofeo Vanoni, il Mondiale d'autunno

Nella gara maschile la vittoria è andata per la quarta volta negli ultimi cinque anni alla Francia. Elisa Sortini trionfa tra le donne

di STEFANO GATTI
Trofeo Vanoni, il Mondiale d'autunno

Non per niente lo chiamano il "Mondiale delle foglie morte", una definizione che la dice lunga sul suo carattere internazionale e sulla sua collocazione in calendario. Il Trofeo Vanoni di Morbegno anche quest’anno è stato all’altezza della sua fama di grande classica autunnale di corsa in montagna dal respiro appunto mondiale. Grazie alla partecipazione super qualificata, alla straordinaria cornice di pubblico, alla sua storia (iniziata alla fine degli anni Cinquanta) ma soprattutto "grazie" (!) al meteo avverso (con tantissima pioggia nelle ore della vigilia e poi anche durante l’evento), arrivato a mettere fine alla lunga coda dell’estate e a creare prima le premesse e poi le condizioni per un’edizione (la 61esima) tra le più difficili di sempre. Epica, a detta dei suoi stessi protagonisti. Ad iniziare dal tracciato: un anello di sette chilometri (e cinquecento metri di dislivello) con partenza e arrivo nel centro di Morbegno, prima metà del percorso in salita fino al GPM di Arzo, per poi letteralmente tuffarsi nella scivolosissima discesa fino al traguardo.

Nella gara maschile (staffetta di tre elementi, un giro a testa, oltre centocinquanta squadre al via) la vittoria è andata per la quarta volta negli ultimi cinque anni a una compagine (anzi a un’equipe) francese: quella composta da Thibault Imbert, Sylvain Cachard e Alexandre Fine (Francia A). Bravi, anzi bravissimi nella loro performance tutta di rimonta che li ha portati a spuntarla sulla nutritissisma concorrenza anglosassone, dell’esteuropea e naturalmente italiana. La terna transalpina ha completato i tre giri complessivi in un’ora, 33 minuti e 29 secondi, un minuto e cinque secondi in meno dello Snowdon Team A britannico composto da Chris Holdsworth, Chris Smith e Zak Hana. Terzo gradino del podio per Scozia A di Ross Gollan, Andrew Douglas e James Espie, a un minuto e 49 secondi dai vincitori. Per arrivare al miglior team italiano (ed è una riprova della dimensione internazionale dell’evento) bisogna scendere fino al sesto posto: dopo i cechi di Mizuno Team A e dopo Inghilterra A si è classificata infatti la squadra di punta dei Falchi di Lecco con Eros Radaelli, Danilo Brambilla e Paolo Bonanomi: tre fuoriclasse che hanno spadroneggiato nella stagione trail e sky ormai in dirittura d’arrivo. Interessanti e significativi, proprio in considerazione delle insidiosissime condizioni del terreno di gara, anche i tempi individuali nel tratto di salita, in quella di discesa, oltre che in quello … sul giro. Miglior "discesista" Giovanni Rossi della Sportiva Lanzada (nove minuti e 29 secondi per completare la picchiata di ritorno da Arzo a Morbegno). Miglior "scalatore" il ceco Jan Janu (Mizuno, 20’17”) che ha fatto pure registrare la miglior performance sull’anello completo (29’47”) e ha quindi permesso al suo team di fare gara di testa ad inizio gara ma è poi rimasto ai piedi del podio a causa delle prestazioni meno brillanti dei suoi due compagni di squadra Kovar e Macecek, rispettivamente di due e di quattro minuti più lenti di lui.

Ma se nel Vanoni maschile con il suo format a staffetta l’equilibrio interno del team è fondamentale e non si può prescindere dalla qualità complessiva della squadra (questo è ad un tempo il segreto del successo  e il presupposto “etico” della gara: lo spirito di squadra), la gara femminile introdotta nel 1984 e giunta alla 35esima edizione è … tutta un’altra storia perché si corre nella formula individuale e va in scena su di un tracciato di 5,5 chilometri per trecento metri di dislivello. Insomma, quasi una prova sprint che, nelle condizioni estreme di quest’anno, si trasforma in un “mostro” che richiede - anzi pretende - davvero tutto dalle atlete (quest’anno erano una novantina). Lo sa bene Elisa Sortini che, facendo valere la sua grande classe e la perfetta conoscenza di strade e mulattiere praticamente di casa, ha domato la “bestia”, mettendo a segno la sua prima affermazione a Morbegno, aggiungendo quindu il suo nome a quello di altre campionesse del calibro di Alice Gaggi ed Elisa Desco e scrivendo al contempo una nuova pagina nel “derby” Italia-Repubblica Ceca che ha caratterizzato le ultime sette edizioni dell’albo d’oro del “Vanoni”. Riportando infine il tricolore sul podio alto dopo due anni di successi delle fortissime rivali slave. Alle spalle della Sortini, portacolori dell’Atletica Alta Valtellina, hanno chiuso la loro fatica - tra fango a volontà,, acciottolato infido e naturalmente … foglie morte - la francese Clementine Geoffray (staccata di diciotto secondi al traguardo) e l’irlandese Sarah MacCormack a trentacinque secondi dalla Sortini. 

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