RUNNING EXPERIENCE

Blu, bianco e nero: SuperMaratona dell'Etna, tutti i colori del vulcano

Tre giorni di sport, natura e avventura con il Team Brooks sul versante più selvaggio e "primordiale" della grande montagna

di Stefano Gatti
19 Giu 2026 - 11:11
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 © Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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Vuoi rimanere giovane? Stai con i giovani. Vuoi correre più forte o almeno meglio? Corri con quelli bravi. È quello che abbiamo fatto nel fine settimana centrale del mese di giugno accettando l’invito di Brooks: prendere parte ad un weekend all inclusive in occasione della diciottesima edizione della SuperMaratona dell’Etna, che per il suo passaggio alla maggiore età si è regalata un title sponsor - Brooks appunto - di quelli che fanno dormire sonni un po’ più tranquilli a chi (come gli amici di Etna Trail ASD) si incarica di allestire un evento particolarmente complesso sotto ogni suo punto di vista.

© Stefano Giovanni Gatti

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La proposta è di quelle impegnative ma rispondo presente senza la minima esitazione. In qualche modo mi sento nella mia comfort zone, visto che sul versante nord dell’Etna ho già messo piede poco più di tre mesi fa, in questo caso invitato dal comitato organizzatore per la conferenza stampa di lancio a Linguaglossa, quartier generale dell’evento che ha per campo base avanzato i milleottocento metri di quota di Piano Provenzana, stazione di sport invernali e punto di partenza per escursioni verso le quote più alte del vulcano attivo più alto dell’Europa Continentale. E se allora, a fine inverno, mi ero dovuto “accontentare” di un’uscita con le ciaspole causa innevamento insolitamente abbondante, questa volta la missione è tutta running, anzi racing.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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Gli impegni agonistici di un calendario bello fitto mi consigliano di rimandare casomai al prossimo anno la partecipazione alla SuperMaratona vera e propria (quarantatré chilometri e quasi tremila metri di dislivello dalla spiaggia di Marina di Cottone) all’ex osservatorio astronomico, oggi stazione IGNV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La mia scelta (e quella dei colleghi Maurizio Torri e Daniele Milano) ricade sulla prova Offroad Super RoundTrip da diciassette chilometri e un migliaio di metri di dislivello da Piano Provenzana all’ex osservatorio di cui sopra e ritorno. Con noi ci saranno - oltre a Lorenzo Lotti, già vincitore della SuperMaratona - due giovani toprunners della Nazionale e del Team Brooks: l’altoatesino Daniel Pattis e il piemontese Gianluca Ghiano. Entrambi reduci da alcuni importanti appuntamenti del calendario internazionale e in procinto di affrontarne di ugualmente rilevanti (se non di più, anche a livello azzurro), Daniel e Gianluca hanno scelto la prova Offroad per un allenamento in quota che li vedrà imporsi in scioltezza sul traguardo. Fuoco che cova sotto la cenere Daniel, vulcano in continua eruzione Gianluca, i “nostri” rappresentano efficacemente la… meglio gioventù della quale scrivevamo sulla linea di partenza di questo diario di viaggio.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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A dare il via alla nostra tre giorni etnea è un day one che - smaltite in fretta le prime incombenze logistiche - entra subito nel vivo con una breve e inclusiva shakeout run a Linguaglossa: prima tra le vie del centro, poi nella parte alta del paese e nelle campagne circostanti, con qualche passaggio offroad e una bella alternanza di salite e discese. L’occasione è buona per rodare le Ghost Trail (nelle nuove colorazioni) che Brooks ci ha fornito, insieme alle Cascadia 20 che sfrutteremo a fondo nel fine settimana e alle Cascadia Elite che - tra i tre modelli a disposizione - ho scelto come scarpa-gara per l’indomani.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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Riguadagnato il nostro “buen (anzi ottimo) retiro” del resort Villa Neri, immerso nella campagne e tra i vigneti, c’è solo il tempo di cambiare outfit per un talk Brooks che ha per clou l’intervento di Ghiano e Pattis. Il pomeriggio si conclude in bellezza con uno spettacolare tramonto vista-Etna, lo sfondo ideale per le foto propiziatorie con tanto di pettorale in bella mostra. Lo stringiamo con orgoglio e con tante aspettative per la giornata centrale del nostro blue weekend.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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A darmi la sveglia sabato mattina all’alba sono i movimenti dei nostri compagni d’avventura che hanno scelto di mettersi alla prova sui quarantatré chilometri della SuperMaratona, la cui partenza dalla spiaggia è in programma di buon mattino. Provo a riprendere sonno ma a svegliarmi di nuovo (e in via definitiva) sono le folate di vento forte fuori dalle finestre. Il primo pensiero è il seguente: se spinge così da queste parti chissà poi lassù alle quote del campo gara. La preoccupazione è di breve durata: il vento si calma in fretta e intanto ha completamente ripulito il cielo: ci aspetta una giornata di pieno sole (a tratti accecante) e di temperature accettabili anche alle quote più alte. Stringo i lacci alle Cascadia Elite e insieme al resto della compagnia salgo sulla navetta che - in modalità gita scolastica, con tutta la spensieratezza e la goliardia del caso - risale la montagna tra paesini, campagne e poi foresta fino ad attraversare le colate laviche della più recente eruzione del vulcano: quella del 2002. Al via della nostra prova siamo poco meno di duecento. Il menu prevede una decina di chilometri di salita più o meno continua lungo una strada serrata che porta al balcone panoramico di Piano delle Concazze, attraversato il quale una breve ma secca rampa conduce al nostro GPM-gara (nonché meta finale della SuperMaratona) dell’ex osservatorio.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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Pronti via, abbandoniamo dopo poche centinaia di metri l’asfalto e attacchiamo la mulattiera che sale subito “bella cattiva”. Un occhio al panorama circostante, uno alle mie Cascadia Elite che mordono la polvere ma soprattutto il pensiero a tre mesi fa, quando in questi stessi luoghi ci eravamo mossi con ciaspole e bastoncini: la strada cancellata e coperta da due metri di neve, i cartelli a malapena emergenti dalla coltre bianca e uno scenario da Grande Nord Americano. Mi concentro sulla gara, alterno corsa e camminata veloce, assecondo la strada che alterna tratti ripidi ad altri più… riposanti, lunghi traversi e tornanti secchi. Sui bordi della strada muri di neve che - mi dicono i local - in questo periodo dell’anno dovrebbero essere un semplice ricordo e oggi rappresentano l’eredità fuori stagione di un inverno più duro del solito (complice anche il ciclone Harry di fine gennaio) che ha depositato a terra fino a cinque metri di neve, addirittura otto nelle zone sommitali dell’Etna. Prendo due o tre compagni di salita come punto di riferimento e cerco di seguirli, con l’obiettivo di metterli nel mirino e prima o poi provare a superarli. Non subito però: la quota inizia a farsi sentire ed è meglio salire regolari, senza cedere alla tentazione di forzare.

© Adrian Alvarez/Brooks Press Office

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L’approdo al Piano delle Concazze mi trova pronto a tentare qualcosa di più: doppio il GPM-gara dell’ex osservatorio e senza fermarmi inizio subito la discesa. Purtroppo non ci si può “tuffare” giù per i canaloni dritto per dritto del tracciato originale da tredici chilometri: sono intasati di neve, ragion per cui Etna Trail ASD ha da qualche settimana varato il piano B che prevede di ripercorrere per tre chilometri circa la strada dell’andata e poi imboccare prima una mulattiera molto più stretta e molto più accidentata, poi un terreno molto più aperto (una pista da sci) ma ugualmente accidentato. È arrivato il momento di fare la mia mossa: chiedo assistenza alle Cascadia Elite, mollo i freni e mi catapulto giù al massimo delle mie possibilità, più che sufficienti per completare una buona serie di sorpassi di quelli… che non ammettono replica e mi permettono di guadagnare una decina di posizioni, tanto da chiudere comodamente nel primo quarto della classifica generale e di salire sul secondo gradino del podio della mia categoria. Percorso netto per il Team Brooks: tutti e sei sul podio, tra classifica assoluta e appunto di categoria.

© Stefano Giovanni Gatti

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A differenza di quella dei miei colleghi che hanno corso la SuperMaratona, la mia medaglia non ha la possibilità di essere riempita di sabbia lavica, che a me però non manca ugualmente: ce n'è parecchia sopra le mie Cascadia Elite e qualche giorno più tardi... quasi mi dispiacerà lavarla via!

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Domenica 14 giugno, esaurita con piena soddisfazione (e una serata di abbondanti e meritate libagioni) la parte agonistica del fine settimana, si torna sull’Etna (e negli stessi luoghi delle gare) senza più il pettorale “spillato” alla maglietta e relative “ansie” da prestazione. Lasciate a riposo le Cascadia Elite, indosso le loro sorelle Cascadia 20 per una istruttiva e interessante escursione vulcanologica. Risaliamo la mulattiera del giorno prima a bordo della “muscolosa” navetta fuoristrada Torsus fino al Piano delle Concazze, dove Brooks ci coinvolge in uno shooting fotografico al quale ci prestiamo tutti giocosamente.

© Stefano Giovanni Gatti

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In compagnia di due o tre colleghi raggiungo poi l’ex osservatorio e da lì risalgo comodamente fino ai vicini Pizzi Deneri, balcone panoramico sui due crateri principali dell’Etna (quello di Nord-Est e quello di Sud-Est) ma non solo. Complice l’ennesima giornata di cielo terso, il colpo d’occhio tutto intorno è straordinario: i crateri sommitali dell’Etna sbuffano a ripetizione e ad intervalli regolari, quanto e più del giorno prima. Tanto che la nostra guida non esita a farci notare quanto siamo stati fortunati: il vulcano non è sempre così generoso in termini di dimostrazione della sua potenza.

© Stefano Giovanni Gatti

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Verso sud il panorama si apre sulla Valle del Bove quasi completamente colmata dalla lava solidificata. Al di della vallata il rilievo digrada verso i boschi e la campagna che preannuncia la città di Catania e la costa ionica. Il nero della lava, il verde della vegetazione e il bianco della neve dipingono un quadro dai corti contrasti cromatici che ognuno di noi (e di chi si trovi a godere di questo spettacolo) è destinato a portarsi dentro per la sua intera esistenza.

© Stefano Giovanni Gatti

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Verso nord, come per forza di cose in gara non eravamo stati in grado di apprezzare fino in fondo, il panorama è se possibile ancora più mozzafiato: oltre i rilievi della punta nordorientale della Sicilia si stagliano le Isole Eolie che emergono dal Tirreno e - di nuovo sul versante ionico - il braccio di mare dello Stretto di Messina e la la punta estrema della Calabria. Venire via di qui è l’ultima cosa da fare oggi, ma anche l’unica se voglio tornare l’anno prossimo, magari per tentare la SuperMaratona!

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