IL BILANCIO

Motomondiale, le pagelle della stagione: Marquez "quasi" perfetto

Valentino non va oltre il 5, Dalla Porta è da 10

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MARC MARQUEZ 9,5- Non si merita il massimo dei voti per la caduta di Austin che macchia una stagione praticamente perfetta, 12 vittorie e 6 secondi posti. Il 93 ha asfaltato tutti i suoi rivali facendo un altro mestiere. Se vogliamo trovare qualche inciampo sul suo cammino, le 3 sconfitte agli ultimi metri, che significano solo una cosa: tutto sommato Marc è…umano.

ANDREA DOVIZIOSO 8- Per la terza volta il Dovi è secondo, o se vogliamo primo degli sconfitti. Pur con due vittorie contro le quattro del 2018, Andrea ha chiuso con il massimo di punti in carriera in MotoGP, 269, ma l’ultimo passettino indispensabile per contrastare Marquez, battuto in volata due volte, non è arrivato. Dai test di Valencia la rincorsa ricomincia.

MAVERICK VINALES 7- Sul podio mondiale il Top Gun di casa Yamaha si merita voto positivo per le due vittorie che salvano la stagione del costruttore giapponese. Per il resto lo spagnolo ha troppe volte patito inizi di gara disastrosi. Solo da metà stagione in poi, dal successo di Assen, la situazione è decisamente migliorata, meglio tardi che mai.
 

ALEX RINS 8,5- Due vittorie la dicono lunga sulle qualità di questo ragazzone che fa volare spesso una Suzuki che paga ancora dazio in fatto di potenza. Alex è ormai un top rider conclamato, dai pochi punti deboli. La crescita sua e della moto sono costanti, servirebbe molto un secondo team per “spalmare” lo sviluppo di un progetto non del tutto maturo.

FABIO QUARTARARO 9- Alzi la mano chi si sarebbe aspettato una stagione da rookie così sorprendente. Sei pole-position e sette podi, con il quinto posto finale in campionato, danno sostanza ad un talento smisurato che si era un po’ smarrito nelle classi inferiori. In prospettiva il francesino di origine italiana è l’unico a far paura in questo momento a Marc Marquez.

VALENTINO ROSSI 5- Il Dottore replica la sua peggiore stagione in MotoGP, quella del settimo posto con la Ducati nel 2011. Dopo i due podi americani le tre cadute di fila, una incolpevole, hanno sfasciato la classifica. Il mai risolto problema di durata della gomma posteriore ha poi plafonato le prestazioni della M1 numero 46, troppo spesso la peggiore delle Yamaha in pista.

FRANCO MORBIDELLI 6,5- L’irresistibile ascesa di Quartararo ha messo un po’ in ombra la positiva stagione del Morbido, che in più di un’occasione si è espresso ai livelli dei migliori, sia in prova che in gara. Spesso sono mancati i finali di gara con cali più o meno improvvisi, ma le basi per fare il salto di qualità nel 2020 ci sono.

DANILO PETRUCCI 6- Con un 10 parziale per la splendida vittoria al Mugello che da sola fa storia. All’ottima costanza di rendimento della prima metà di stagione è seguita un’andatura singhiozzante nella seconda parte, con prestazioni talvolta deludenti e nessun guizzo, nemmeno di quelli d’orgoglio. Occorre un inverno rigenerante.

ANDREA IANNONE 5- Voto da condividere con la dotazione tecnica. Le premesse erano ben altre, Andrea doveva portare in Aprilia quella dose di talento utile per far decollare una moto perennemente acerba. Nonostante cambiamenti interni alla squadra, la situazione non è mutata. C’è da capire se a Noale ci sia o meno la volontà di emergere in MotoGP, il che significa pesanti investimenti.

ALEX MARQUEZ 9- In una Moto2 che ha visto sei vincitori diversi, il piccolo Marquez ha mantenuto una costanza di rendimento superiore, costruendo il grosso del successo finale nella parte centrale della stagione dove ha concentrato le cinque vittorie. Ha poi amministrato contenendo il prepotente ritorno di Brad Binder, che ha eguagliato il numero di successi del campione del mondo.

LORENZO DALLA PORTA 10- Il titolo mondiale è frutto delle tre “T”: talento, tattica e team. Il pilota toscano ha raccolto sempre, non ha mai rischiato oltre misura, avrebbe potuto azzardare qualche volata in più ma ha preferito i punti pesanti. Nel finale di stagione si è scatenato con 3 vittorie consecutive, timbro e sigillo di una superiorità spalmata lungo tutto il campionato nonostante qualche gara sfortunata.
 

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