l'analisi

Calhanoglu, non (solo) questione di soldi: per l'Inter sarebbe una rivoluzione

A prescindere dalla possibile offerta del Bayern, le difficoltà di trovare un sostituto sarebbero così grandi da dover riflettere su un cambio di organizzazione tattica

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Quaranta milioni, cinquanta o forse anche sessanta: a seconda che la fonte sia tedesca o turca, la - sinora ancora ipotetica - offerta del Bayern Monaco per Hakan Calhanoglu inizia ad aleggiare sopra gli uffici di Viale della Liberazione, dove la dirigenza dell'Inter fa sapere che il centrocampista turco non è considerato sacrificabile poiché imprescindibile nell'impianto tattico di Simone Inzaghi. Ci viene difficile scrivere la parola incedibile, non perché non crediamo alla volontà dei vari Marotta, Ausilio e Baccin, ma perché il calcio moderno ci ha insegnato che dare per chiusa o impossibile una trattativa è un azzardo, alla fin fine un progetto come quello di Oaktree potrebbe pure prevedere di poter lasciar andare un 30enne che guadagna quasi 7 milioni l'anno, a maggior ragione se - credendo alle fonti turche - ci fosse il benestare del giocatore. 

Già, ma come sostituire un insostituibile? Puoi anche ricevere offerte da 40-50-60 milioni di euro per un giocatore, ritenerle congrue per privartene ma poi devi pure colmare il buco in campo. D'accordo l'erede designato Asllani, d'accordo l'instancabile Mkhitaryan, d'accordo il tuttofare Barella, d'accordo Frattesi che scalpita e d'accordo pure l'acquisto di Zielinski ma come rimpiazzare chi già aveva preso il posto di chi sembrava un perno imprescindibile del gioco come Brozovic?

Dire alle squadre interessate che trovare un'alternativa a Calha è praticamente impossibile può servire ad alzare il prezzo della richiesta, certo, ma nasconde un'altra grande verità: rimpiazzarlo sarebbe così difficile che addirittura potrebbe portare Inzaghi a modificare il modo di giocare. Perché è vero che ormai i tifosi interisti sono abituati agli addii dolorosi (e torniamo ai vari Hakimi, Lukaku, Skriniar, Brozovic, Onana e via dicendo) e la dirigenza, grazie anche al lavoro dell'allenatore, è sempre riuscita a trasformare una debolezza in un punto di forza, ma non sempre la ciambella riesce col buco e un giocatore così universale e così pronto come Calha è difficile da trovare senza spendere una fortuna.

Toccare proprio la rotella centrale che governa i meccanismi di una squadra bella come quella vista in campo nell'ultima stagione sarebbe un rischio enorme oltre che un gran peccato. Una rivoluzione che rischierebbe di avere un impatto anche più grande degli eventuali vantaggi economici dell'operazione.

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