Il ventiquattrenne australiano è chiamato a completare il suo bagaglio professionale dopo un 2025 tutto... in discesa
di Stefano Gatti© Getty Images
Leader della classifica generale con largo margine alla fine della scorsa estate, solo terzo alle spalle del suo compagno di squadra Lando Norris e di Max Vestappen ai conti finali di Abu Dhabi. Per Oscar Piastri l'amara conclusione di un Mondiale guidato per due terzi del suo sviluppo è un vulnus da sanare al più presto. È il pilota australiano infatti quello che può maggiormente recriminare guardandosi un'ultima volta indietro. La sua... discesa all'inferno è iniziata subito dopo la trionfale vittoria della scorsa stagione a Zandooort, coincisa con il ko di Norris che gli aveva di fatto spianato la strada per il titolo. Quello salito nel Gran Premio d'Olanda sarebbe invece stato l'ultimo podio alto di Oscar ("coppetta" Sprint di Losail a parte), da quel momento in avanti "protagonista" di un finale di un autunno decadente, riacceso solo da un tardivo risveglio nei due ultimi appuntamenti di Losail e Yas Marina.
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La svolta negativa ha però un nome e un cognome, o meglio un luogo e una data: Autodromo Nazionale di Monza, domenica 7 settembre, quando Piastri si piegò agli ordini di squadra McLaren (le cosiddette "papaya rules") lasciandosi sfilare in avvicinamento della staccata della Prima Variante da Norris che - fino a quel punto leader della corsa - era stato penalizzato da un pit stop particolarmente lungo e problematico, che avrebbe consegnato la vittoria a Verstappen davanti appunto ai due piloti McLaren. Quel giorno Oscar aveva malvolentieri accettato lo scambio di posizioni, imposto dall'alto (della cabina regia del team) come risarcimento a Norris per avergli a sua volta ceduto il passo per un analogo motivo l'anno prima nel Gran Premio d'Ungheria, prima delle nove vittorie fin qui incasellate dal ventiquattrenne pilota di Melbourne. Senza dimenticare che Piastri ha "rischiato" di doversi di nuovo fare da parte nella finale di Abu Dhabi, cedendo di nuovo la seconda posizione al compagno di squadra per consentirgli di difendersi dall'assalto finale al titolo di Verstappen. E se quei tre punti in meno di Monza non hanno poi fatto una differenza decisiva a fine stagione (la successiva crisi di risultati - a partire da Baku lo ha fatto), c'è chi - come il campione del mondo di trent'anni fa Damon Hill - sottolinea come la mancanza di cattiveria (agonistica) è un lato oscuro del suo bagaglio professionale che Piastri deve affrettarsi ad illuminare:
"Se fossi in lui, quest'anno tornerei alla carica dicendo: sapete cosa? Amo questa squadra, è fantastica, ma adeso devo pensare a me stesso. È la mia carriera. Se si presenterà di nuova questa situazione e mi verrà chiesto di dare strada al mio compagno di squadra, dovrò chiedermi: perché dovrei farlo? Non me lo posso più permettere. L'ho già fatto e avrebbe potuto costarmi il titolo".
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