Ferrari Luce, ecco la prima 100% elettrica di Maranello
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La prima 100% elettrica di Maranello cambia le regole del gioco
di Simone Redaelli© Ufficio Stampa
Dalle 22:10 di ieri sera non si parla di altro. Apri i social e compare lei, la Ferrari Luce. Piace o non piace? Non è neanche questo il problema. L'ondata di odio era prevedibile, alla vigilia. Commenti negativi, tanti, troppi. Di pancia. Non scalda il cuore degli appassionati, ma forse è il caso di fare un appunto: la Luce è "solo" un nuovo modello di Ferrari, non il nuovo corso. La prima full electric della casa di Maranello va capita, va digerita, va osservata. Innegabile che la prima reazione sia paragonabile a uno shock. Tranquilli, è la stessa che abbiamo avuto anche a noi appena l'abbiamo vista, dal vivo. Come ce l'eravamo immaginata? Una Purosangue più hi-tech o una hypercar 2.0? John Elkann, insieme a Benedetto Vigna, ha scelto la strada più difficile: quella di fare qualcosa di totalmente nuovo, totalmente diverso.
Difficile da capire, possiamo essere d'accordo. I giudizi non devono basarsi, però, solo sull'estetica, decisa da Jony Ive e Marc Newson. Un'idea di Ferrari nata certamente lontano da Maranello, tra San Francisco e Londra. E allora per tornare in Italia il plauso va ai "nostri" ingegneri, quelli che hanno lavorato a una macchina elettrica completamente diversa da quella a cui siamo abituati oggi, grazie a nuove soluzioni tecniche. Il diktat era chiaro: "Una Ferrari, elettrica, ma pur sempre una Ferrari". E allora basta vedere le facce di Lewis Hamilton e Charles Leclerc che l'hanno già provata. Loro che hanno a che fare con mezzi che fanno sognare, sono rimasti sbalorditi per la potenza, per la dinamica, per le emozioni che suscita.
Emozioni che non provoca oggi a chi la vede in foto, sul divano e preferisci insultare con un commento. Commenti che sicuramente non scalfiscono la filosofia di questa Ferrari Luce. E allora che anche il titolo abbia un calo nella Borsa italiana del 6% è fisiologico. Un fatto che va registrato, ma non preoccupa un colosso di nome Ferrari. Un'onda emotiva che, molto probabilmente, varierà con il passare dei giorni. Come tutti i cambiamenti, vanno metabolizzati e l'occhio ancora prima del cuore si deve abituare.
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