Norme

Droghe alla guida: bocciata la tolleranza zero

La Corte costituzionale mette fine all’automatismo. Non basta più risultare positivi a un test, serve dimostrare un pericolo reale per la sicurezza stradale

di Redazione Drive Up
30 Gen 2026 - 09:09
 © ansa

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La Consulta ridisegna l’applicazione dell’articolo 187 del Codice della strada e smonta uno dei pilastri più controversi della riforma del 2024. La guida “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti non è più, da sola, sufficiente per far scattare la sanzione. Il reato torna a essere legato al rischio concreto. Può essere punito solo chi si mette al volante in condizioni tali da compromettere davvero la sicurezza della circolazione.
Fine dell’automatismo
La riforma aveva scelto la linea dura: positività accertata, denuncia immediata, senza distinguere tra tracce residue e alterazione effettiva. Una scorciatoia giuridica che non teneva conto dei tempi di assorbimento, delle soglie e della reale incidenza sulla guida. La Corte non cancella la norma, ma ne impone una lettura costituzionalmente orientata. La semplice presenza - dunque - di una sostanza non basta, serve che quantità e qualità siano scientificamente idonee a ridurre le capacità di controllo del veicolo.
Cosa cambia nei controlli
Nei controlli su strada e nei procedimenti giudiziari tornano centrali la tossicologia e la valutazione del caso concreto. L’accusa dovrà dimostrare la pericolosità effettiva della condotta, non limitarsi al dato biologico. Le sanzioni restano severe, ma il il diritto penale colpisce il rischio reale, non la semplice rilevabilità. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla quantità di sostanza al comportamento e alle sue conseguenze sulla sicurezza.

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