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"Mi sarebbe piaciuto giocare con Ronaldo il Fenomeno. Penso che gli avrei fatto fare il triplo dei gol. Però per me il calcio è Maradona: il pallone ha scritto sopra il suo nome, è l'emblema. CR7 o Messi? Sono due extraterrestri, è difficile trovare anche un aggettivo. Mi sarebbe piaciuto giocare con entrambi", questi alcuni passaggi della lunga intervista che Francesco Totti ha rilasciato al Corriere dello Sport in occasione del suo 50esimo compleanno. L'ex capitano della Roma ha spaziato a 360° dalla vita privata al campo: "Se questa cifra tonda mi pesa? Prima o poi arrivano...Sono contento di stare bene. Se ti fermi a pensare non sono pochi. Poi quando non puoi più fare quello che ti piace... Sei destabilizzato: darei tutto per poter tornare a giocare".
Poi il Pupone torna sui suoi anni da calciatore: "Quando mi arrivava la palla sapevo già quello che volevo fare: poi magari, spesso, sbagliavo. Ma tante volte l'azzeccavo pure. Una qualità che non aveva nessuno: le cose che facevo io non le ho viste fare ad altri giocatori. Ogni tanto oggi mi metto sul divano e guardo qualche mia giocata e rimango stupito: ero uno che si faceva rispettare. Pace con Spalletti? Mi ha fatto piacere rivederlo. Nel calcio spesso bisogna essere bravi ad accantonare quello che è successo in passato, anche perché aveva sbagliato anche io, in campo come fuori in alcune interviste".
Invece sugli allenatori avuti in carriera: "Mazzone e Zeman quelli che mi hanno capito di più, Bianchi quello con cui non ci siamo trovati. Magari è stato anche perché ero giovane. E comunque fu Sensi a mandarlo via. Io ero un giocatore importante, capitano della Roma, avevo chiaramente un peso diverso dagli altri, ma non influenzavo le decisioni della dirigenza". Società in cui oggi Totti non ha un ruolo dopo una breve parentesi: "Ho sempre detto che i matrimoni vanno fatti in due. Ho lasciato tre anni di contratto da dirigente: non mi piaceva stare in società senza fare niente, essere inutile".
Poi un passaggio sulla Roma di oggi: "Gasperini è uno dei migliori allenatori in Serie A. Ha dimostrato all'Atalanta e ora ha in mano la situazione: se gli danno carta bianca ha ottime possibilità di fare bene. Dybala è pronto per la 10? Penso che sia una maglia che non va data dopo 5/6 partite fatte bene, serve un progetto a lungo termine... È la società che deve decidere se dargliela o meno". Poi la rivelazione di mercato: "Se avessi lasciato la Roma, sarei voluto andare al Milan. Anche perché da bambino simpatizzavo per loro. Gli anni di Sacchi e degli olandesi mi hanno affascinato: era una squadra che vinceva tutto ed era bellissima da vedere".